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Ma lo sapete chi ha fatto la marmitta delle vostre moto?

Avete presente l’uomo sorridente con i baffoni, il festeggiato con in mano la targa della RV di questa foto?

Foto di gruppo della cena di addio dell'ing. Cecchelli

Foto di gruppo della cena di addio dell’ing. Cecchelli

 Quest’uomo è l’ingegner Franco Cecchelli, ex responsabile esperienze Gilera, uno degli uomini chiave dietro la nascita delle RV ed RX. In questa foto, come diciamo da un’altra parte, Cecchelli sta festeggiando la sua partenza da Arcore per andare a ricoprire altri incarichi di responsabilità direttamente in Piaggio, a Pontedera. Siamo a maggio del 1984: RV ed RX sono sul mercato e stanno mietendo incredibili successi e Cecchelli è doppiamente soddisfatto: per le moto e per il fatto che, da buon toscano, torna a casa.

Sono passati molti anni e il nostro ingegnere, dopo un sacco di ricerche, lo abbiamo rintracciato a Piombino, dove attualmente vive. Ecco che cosa ci ha raccontato al telefono e attenti alla sorpresa finale.

“Alla fine degli anni settanta”, ci racconta Franco Cecchelli, “era evidente la necessità per la Gilera di dover svecchiare la gamma delle motoleggere. Ma non c’erano troppi soldi da investire per cui i nuovi motori dovevano nascere sfruttando per quanto possibile i macchinari che servivano per fare quelli della serie TG1 e derivati. Una sferzata ci arrivò allorquando i Castiglioni rilevarono l’allora Aermacchi-Harley Davidson e con due soldi dettero una rinfrescata alla moto che si trovarono in casa riscuotendo un grande successo di vendite. Noi stavamo ancora pensando sul da farsi quando vennero da noi degli emissari della Peugeot chiedendoci di sviluppare un nuovo motore dalle caratteristiche moderne che avrebbero poi usato per un loro progetto. Per farci capire che cosa volevano, ci fecero vedere alcuni motori Yamaha lamellari, che noi studiammo per carpirne i segreti. Insomma, a un certo punto, la direzione cambiò l’ordine e si potè partire a disegnare il nuovo motore (e la moto tutta) partendo dal foglio bianco. Poi la Peugeot si tirò indietro lasciandoci soli nello sviluppo e a noi rimase la nuova unità.

Gli ingegneri Gilardi e Bianchi lavorarono al tavolo da disegno e nel volgere di poco tempo quelle idee messe su carta diventarono prototipi. Con le moto già impostate arrivò poi l’ingegnere Masut che dettò l’impronta finale al progetto. Ricordo bene di aver fatto quasi una quindicina di motori di preserie che andarono su strada a macinare chilometri di collaudo, almeno 30.000 a testa. Il motore della RV e RX nasce sano, robusto, ben collaudato. Anche dopo la mia partenza da Arcore, quando sono diventato responsabile del post vendita, gli unici problemi segnalati dalla rete riguardavano moto carenti di manutenzione, nulla di congenito. E dire che in collaudo un ingranaggio del cambio ci aveva fatto dannare perché al banco dava problemi che non avevamo riscontrato per strada, ma risolvemmo tutto subito.

A dire il vero, altri grattacapi ce li diedero le fasce elastiche, che si consumavano troppo in fretta. Ma la colpa era dei cilindri Gilardoni il cui trattamento antiattrito, diverso da quello che avevamo deliberato, era fin troppo aggressivo con la ghisa dei segmenti. Poi null’altro, tutto liscio come l’olio. A un certo punto ci venne anche l’idea di fare una versione africanizzata della RX. Io e Bertolucci pensammo a un serbatoio di plastica molto bello, ma ci sembrò quasi di impoverire la moto. Così provammo a farlo di ferro scontrandoci con il fatto che la lamiera non si riusciva a imbutire bene senza strapparla. Insomma alla fine, tira qua, modifica là, riuscimmo a farlo con il risultato che potete vedere tutti: era nata l’Arizona, una delle 125 da enduro più amate degli anni 80.

Devo dire che in Gilera eravamo davvero un bel gruppo. E se poi le cose ad Arcore non sono andate bene, al di là di alcune scelte, la colpa è stata essenzialmente del mutamento del mercato, con i giovani interessati sempre meno alle motociclette. E, aggiungo, al fatto che le 125 erano diventate sempre più costose anno dopo anno e sempre più veloci, tanto da essere diventate troppo care per alcune famiglie e troppo pericolose per altre. L’escalation di costi e prestazioni le ha uccise, secondo me. Comunque lo ribadisco, sono stati anni irripetibili e ancora oggi sarebbero mille gli aneddoti da raccontare. A proposito, ve ne dico una. Ma lo sapete chi ha collaborato a fare le marmitte delle vostre moto? Roberto Castelli, si proprio lui, l’ex ministro leghista. Ai tempi era un giovane ingegnere presso la Lanfranconi Marmitte ed era anche bravo. Si costruì persino una specie di camera anecoica per le prove e con lui collaborammo a definire gli scarichi delle RV ed RX. Non lo sapevate, vero”?