Archive for Marotta

La macchina del tempo di Paolo Martin

Quanti hanno la fortuna di avere la propria macchina del tempo personale? Noi appassionati della RV possiamo dire di avere la nostra, una bellissima macchina del tempo a forma di motocicletta. Un mezzo che ci riporta alla mente ricordi indelebili di un’adolescenza spensierata, dei primi amori, delle prime vacanze e dei primi atti di emancipazione, di indipendenza dall’ambito familiare. La RV è stata lo strumento per accedere alla felicità e oggi quelli dio noi che ne hanno una, non custodiscono soltanto un mezzo meccanico, ma anche tutto il bagaglio di memoria che si porta dietro.

Paolo Martin

Prendete quest’uomo, Paolo Martin, il designer che, tra le altre cose, ha disegnato la RV. Quando siamo andati a trovarlo, tra i mille bozzetti e foto che ci ha mostrato, ci ha fatto vedere questa immagine scattata a casa sua di lui in sella a una RV. Questa (e una RX: esiste anche una foto con entrambe le moto) è una delle prime RV di serie prodotte, portate a casa di Martin dai vertici Gilera per fargli toccare con mano il risultato finale.

Paolo Martin, su una delle primissime RV prodotte, nel giardino della sua casa

Quando qualche mese fa il Nostro ha deciso di mettersi in bella mostra nel suo atelier anche una RV, scherzando gli abbiamo detto che sarebbe stato divertente rifare la stessa foto a distanza di anni: stessa moto, stesso posto e stessa persona, ma 35 anni dopo. Ecco, quella idea in qualche modo deve aver solleticato la curiosità di Paolo Martin perché ci ha preso in parola. E la foto l’ha rifatta davvero. Che dire: un grande! Grazie Paolo per l’affetto speciale che dimostri alla nostra moto anche se è solo una delle tante, meravigliose, che hai disegnato.

Paolo Martin, 35 anni dopo, nello stesso identico punto del giardino di casa sua e sempre in sela a una RV

VIII RVDAY: LE MIGLIORI FOTO DI FELICIA CHI

Volete rivivere altri momenti dell’ RVDAY numero otto? Ecco le migliori foto firmate dalla fotografa Felicia Chi (https://feliciafotoreporter.com). Da guardare tutte dalla prima all’ultima.

 

VIII RVDAY: GILERA VECCHIE E NUOVE

E siamo a otto! Proprio così: il 26 e 27 maggio 2018 si è tenuto a Ciano di Zocca (MO) l’ottavo RVDAY, l’ormai annuale appuntamento che ha visto la partecipazione di numerosi amici a cavallo delle loro Gilera. La novità di quest’anno è stata la partecipazione di tre motociclisti a bordo di esemplari storici di Arcore, un modo per unire la storia della Gilera prima e dopo l’ingresso nel gruppo Piaggio. E bisogna ammettere in tutta onestà che le “nonnette”, due Saturno e una 125,  non hanno affatto sfigurato al cospetto delle nipotine e pronipotine a due tempi. L’incontro con gli appassionati c’è stato in piazza Saldinari, nota per la presenza degli amici del ristorante Bonfiglioli, base di ogni RVDAY. Oltre alle inossidabili RV 125/200, il settore off road è stato onorato da Giacomo con la sua RX Arizona riparata in extremis poche ore prima di sabato mattina: che cosa si fa pur di non mancare! Dal modenese sono arrivati Enea e si sui amici a cavallo delle KK e KZ. Da Arcore sono venuti con noi Enrico e la fotografa Felicia per seguire il raduno. Andrea si è portato dietro la RV 250 NGR bianco perla e il suo KZ Endurance conservato. Un’altra RV 250 NGR, questa volta prima serie nero/rosso, è stata portata da Luca che poi ha fatto tutto il giro assieme al figlio, anch’egli appassionato di due ruote. E come poteva mancare Stefano con la sua Saturno rossa, quest’anno trasportata in una van dipinto come quello dell’A-Team: fantastico. E che dire di due autentici veterani dell’RVDAY come Luca e Luciano, con il primo che oltre ai famosi cerchi rossi da un paio di anni sfoggia pure una marmitta Arrow alquanto sgarbata. Gianluca ha avuto l’onore di portare a spasso la RV30 Anniversary: per fortuna, almeno quest’anno, dopo avergli rifatto l’ennesimo motore, non si è rotta!

Schieramento di sabato

 

Una volta partiti da piazza Saldinari, il gruppo si è poi diretto a Zocca per un breve passaggio di fronte alla casa di Vasco Rossi per poi snodarsi lungo i tornanti fino al lago di Suviana.

 

Pellegrinaggio alla casa di Vasco Rossi

 

Dalla casa del rocker, poi, tutti verso il lago di Suviana tra mille tornanti e alla conquista di un panino o una tigella al crudo dello storico chiosco presente sulla riva. Il giro è andato alla perfezione con il gruppo che tutto sommato è rimasto unito e nessun inconveniente salvo qualche piccola sosta per qualcuno.E, come potete vedere dalle foto, una magnifica giornata di sole ha baciato e benedetto tutti i partecipanti.

 

rv 125 di Cosimo

In cima al lago di Suviana

In cima al lago di Suviana

RX Arizona di Giacomo

Si scherza in cima al lago di Suviana

Schieramento di sabato

Nonnette d’assalto

Due Saturno assieme: la nonna e la nipote.

Gilera Saturno

Coppia di RV 250 NGR

Felicia fa le foto

Il mini Califfo di Stefano con le trombe del Generale Lee

 

Da qui in poi, abbiamo messo online alcune delle foto che ha fatto Felicia (https://feliciafotoreporter.com), che ringraziamo per avercele donate.

Una RV bianca per Paolo Martin

Un bel giorno, parlando con Paolo Martin, il papà della RV, viene fuori che il nostro ha scovato un esemplare in buone condizioni che viene via a prezzo di rottame. Siccome è un vulcano che non riesce mai a stare fermo, nel giro di qualche giorno se la porta a casa e la mette nel suo atelier. Tutto bene? Non proprio: la moto è rossa e a noi di gilerarv200.it un po’ ci spiace. Il motivo? Dovete sapere che Paolo Martin, sull’ingresso del suo studio, ha una gigantografia della nostra moto, un esemplare bianco con sella nera e il pensiero che ne abbia una rossa in esposizione, dal vivo, non è che ci renda entusiasti. Da qui ci viene la pazza idea di regalargli un carrozzeria completa bianca per trasformarla come quella della fotografia. Per fare ciò, ci autotassiamo, recuperiamo tutti i pezzi li sottoponiamo a un certosino lavoro di restauro e verniciatura.

pezzi bianchi verniciati di fresco

 

il lavoro prosegue

 

Una volta ultimata la carrozzeria, completa di tutti gli adesivi, abbiamo contattato Paolo e concordato un giorno per andare da lui ed effettuare il montaggio. Un bel sabato, quindi, siamo andati a Torino e lavorando in tre, abbiamo letteralmente cambiato la faccia alla sua RV. Siamo partiti da questa:

E senza perderci d’animo abbiamo cominciato a smontarla pezzo pezzo per farla diventare come nella famosa foto.

E mentre alcuni lavoravano, uno di noi non ha perso l’occasione per ammirare alcune creazioni di Paolo Martin, come la Lancia Montecarlo con gli interni speciali, rifatti dal nostro designer seguendo una recente isprazione.

Fabio nella Lancia Montecarlo

Fabio e la Montecarlo

 

Pezzo dopo pezzo, la Rv bianca prende forma. Giusto il tempo di fermarsi un attimo per mangiare qualcosa, coccolati dalla signora Gemma, la moglie di Paolo, una donna davvero simpatica e amabile che ti mette immediatamente a tuo agio. E poi, accontentato lo stomaco, di nuovo al lavoro per il tocco finale. Com’è venuta? Fantastica: la nuova RV di Paolo Martin, fa un figurone nell’atelier.

Poi, il tempo di firmare alcune dediche sui libri che lui ha scritto, sia sulle sue auto sia sulle sue moto e arriva, purtroppo il momento di andare via.

Paolo Martin firma alcune dediche per noi

A questo punto, però, vi starete chiedendo se ne è valsa la pena. Ebbene, come dice il colonnello Hannibal dell’A-Team, “adoro i piani ben riusciti”, giudicate voi stessi dalla foto, finalmente un abbinamento perfetto.

Ecco l’abbinamento che sognavamo per Paolo

Bella vero?

VII RVDAY: IL RADUNO DELLE GILERA RARE

Avete presente questi magnifici scenari collinari tra Modena e Bologna? Strade che s’inerpicano su e giù come una pianta rampicante, curve e tornanti come in un toboga? No? Guardate questa foto.

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Bene, perché proprio in questi luoghi, complice una magnifica giornata di sole, si è svolto, il 27 e 28 maggio, il VII RVDAY. La consueta cornice di Ciano di Zocca (MO) e l’ospitalità del ristorante Bonfiglioli hanno accolto 20 gileristi a cavallo delle best seller degli anni 80: RV, RX, KZ, KK, una  Freestyle e persino una Saturno 500. Mentre veniva intervistato dagli amici del Registro Storico Gilera, Stefano lo ha detto: quando siamo partiti, sette anni fa, da Montepulciano per il primo RVDAY con sei persone e quattro moto, mai avremmo pensato di riuscire, nel tempo, a fare proseliti e raccogliere attorno a gilerarv200.it così tanti appassionati. E dopo il diluvio di due anni fa e il tempo incerto dell’anno scorso, la nostra tenacia è stata premiata con due giornate perfette.

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Partiti dalla base, in piazza Saldinari, i radunisti hanno affrontato il tortuoso percorso fino al bacino di Suviana, dove c’è stata la pausa pranzo. A dire il vero, l’obiettivo era quello di arrivare al Passo della Raticosa, ma alcuni contrattempi hanno rallentato la marcia del gruppo e costretto i partecipanti ad abbandonare il percorso prestabilito. Chissà, magari per il prossimo anno!

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Contrattempi a parte, il raduno di quest’anno sarà ricordato per la presenza di rari esemplari di Gilera. Nella foto sotto potete vedere la RV di Urbano, nella poco diffusa colorazione nera con adesivi argento. Su questa moto è stato fatto un restauro che ne ha riportato l’aspetto (e la meccanica) allo splendore di un tempo.

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Rv 125 di Urbano.

 

E a proposito di pezzi rari: questa è la RV 200 di Luca nella rarissima colorazione rosso metallizzato. Una moto tutta originale che è stata tra le più ammirate: la maggior parte di noi, infatti, non ne aveva mai vista una dal vivo. E bisogna ammettere che quel metallizzato, sotto il sole splendente delle colline modenesi, aveva dei riflessi magnifici.

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RV 200 di Luca.

 

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Lo schieramento delle RV al ritorno da Suviana. Mancano le moto di Luca e Stefano, che sono dovuto tornare anzitempo a casa.

 

Altra RV degna di segnalazione: l’esemplare nero di Gianni, il gilerista di San Severo che per partecipare alla manifestazione si è sciroppato oltre 1200 km in un weekend tra andata e ritorno. Nel restauro della sua moto, Gianni si è preso qualche licenza montando accessori aftermarket come il cavalletto laterale, il bauletto e, quasi a voler dare un tocco di modernità, delle funzionali luci diurne a led. A lui va un ringraziamento particolare perché ci ha onorato con la sua presenza e ha stabilito il record del radunista proveniente da più lontano.

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RV 125 di Gianni.

 

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L’appuntamento con gli appassionati delle quarto di litro è a novembre, con la Fiera di Novegro. Il motto è sempre lo stesso: “più Gilera per tutti”.

Le Gilera KZ e KK

Nel 1985 il mercato delle 125 stradali fu scosso da un turbine di novità. La Honda NS, prima, e la Cagiva Aletta Oro, poi, alzarono l’asticella delle prestazioni solleticando l’appetito dei sedicenni neopatentati. In Gilera, la coppia RV/RX si vendeva ancora bene, ma la prima, per quanto riuscita, era figlia di un progetto ingabbiato in molti vincoli, primo tra tutti il dover condividere il telaio con la sorella enduro. Era chiaro che ci volesse qualcosa di più e ad Arcore la squadra dell’ing. Masut era già al lavoro sul nuovo modello. Già, ma come farlo? La svolta si ebbe quando Luciano Marabese, conclusa l’esperienza di costruttore con la HRD, decise di aprire uno studio di design e prototipazione e inizio a collaborare con il Gruppo Piaggio. Marabese disegna una 125 estrema, che affonda le mani nelle idee racing delle varie Red Horse e Silver Horse affinandole e portandole a nuove vette di eccellenza. La moto è completamente carenata, ha lo scarico che esce sotto la coda e, incredibile, ha il serbatoio sotto il motore per abbassare il baricentro. Una idea, quest’ultima, forse ispirata dalla Honda NSR 500 del 1984 che, appunto, adottava questa soluzione. Ed eccolo il bozzetto di Marabese, una prima infarinatura della nuova moto di Arcore.

foto per gentile concessione di Roberto Marabese

foto per gentile concessione di Roberto Marabese

Quando Masut vide la proposta, pur trovandola affascinante, si rese conto che non c’erano i tempi e le risorse per sviluppare una moto fatta in quella maniera. Fu allora deciso che da quell’idea sarebbe nata una versione più economica e meno estrema in modo da essere pronta per il Salone di Milano del 1985 e in seguito sarebbe arrivata quella più performante. La coppia KZ/KK è nata così. Questo è il prototipo della KK (notate che si chiama ancora RV 125). C’è ancora molto di HRD nello stile, ma i successivi affinamenti e l’industrializzazione porteranno poi a definire quel design fatto di linee tese così unico, caratteristica delle KZ/KK.

foto per gentile concessione di Roberto Marabese

foto per gentile concessione di Roberto Marabese

Lo stile. La nuova KZ è una moto completamente diversa dalla precedente RV. Innanzitutto è più piccola, raccolta, con una posizione di guida a gambe rannicchiate e busto proteso in avanti. Doveva essere veloce e per questo si è cercato, per quanto possibile, di ridurre al massimo la sua sezione frontale. Guardandola, salta subito all’occhio la carrozzeria, con il finto serbatorio e codone in un pezzo unico e la semicarena che lascia a vista il motore. Nella parte inferiore, un puntale aerodinamico congiunge idealmente le due ruote e funge da alloggio per la batteria, nella parte anteriore. Inizialmente in un sol pezzo, la carena venne poi stampata in due semigusci uniti da fettucce di metallo e viti, sistema usato anche per le due semi-fiancate. Basta fare un giro su internet e dare un’occhiata alle 125 contemporanee per renderci conto come la nuova Gilera sia diversa da tutte le altre, originale, con una linea davvero particolare.

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Ciclistica. Se la “pelle” esterna, nel 1985, lascia di stucco gli addetti ai lavori, la meccanica, invece, è decisamente più tradizionale. Il telaio è una nuova struttura a doppia culla chiusa di tubi quadri di acciaio (un must in quegli anni) con la parte superiore molto larga che poi si rastrema scendendo verso il basso. La larghezza della parte superiore è dovuta al fatto che deve contenere il vero serbatoio, la propaggine del filtro dell’aria e un piccolo portaoggetti accessibile dallo sportello sulla sommità del finto serbatoio. Il reggisella, invece, è una mensola scatolata di alluminio rivettato imbullonata al telaio. La sella è fissa e nella parte posteriore sono presenti due maniglie per il passeggero. La serie KZ/KK è pensata come un prodotto industriale di grande serie e come tale deve anche avere un occhio ai costi di produzione. Certi voli pindarici come quelli fatti con le RV/RX non sono più possibili se si vuole essere competitivi. Sparisce così la costosa sospensione posteriore Monodrive soppiantata da una più semplice Powerdrive ispirata al Prolink della Honda. All’avantreno la forcella ha adesso gli steli da 36 mm e conserva una specie di regolazione antidive su tre posizioni. Le due ruote di lega Grimeca, dal disegno semilenticolare, sono uguali avanti e dietro (cambiano solo le flange per montare dischi o corone). La stessa carrozzeria è studiata per essere stampata facilmente e tutta la moto è pensata per essere assemblata velocemente in fabbrica a scapito, forse, della facilità di accesso e riparazione in officina. In ogni modo, lo ribadiamo, il risultato finale è eccellente in rapporto alla concorrenza.

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Motore. Partendo dal collaudato e robusto 125 delle RV/RX, i tecnici di Arcore hanno potuto ottenere un aumento della potenza lavorando su vari elementi. Per prima cosa, il nuovo cilindro ha adesso 12 luci e lo scarico è dotato di valvola APTS (Automatic Power Tuning System). Questo dispositivo, simile all’ATAC Honda, è composto da un albero rotante che svolge la duplice funzione di pazializzare la luce di scarico e aprire/chiudere una camera di risonanza. Fino a circa 7.500, la camera è messa in comunicazione con lo scarico per migliorare i bassi. Superato questo regime, la valvola si apre completamente, viene chiusa la camera e il motore può dare tutto ciò di cui è capace, poco meno di 24 cavalli (a 9.250 giri/min) alla ruota. Purtroppo, come ci hanno raccontato i tecnici Gilera a distanza di 30 anni, la particolare conformazione della marmitta, con una parte schiacciata per passare dietro al telaio, sarà sempre un ostacolo al raggiungimento di prestazioni ancora più elevate, errore che non sarà ripetuto sulle serie successive. In ogni modo la KZ viaggia maledettamente forte. Quando Motociclismo la prova, nel novembre del 1986, raggiunge 153,200 km/h mettendosi dietro tutte, ma proprio tutte le altre 125 sul mercato. Stessa cosa in accelerazione, dove sui 400 metri da fermo primeggia davanti all’Aprilia e alla Honda, le uniche a scendere sotto i 16 secondi insieme alla KZ. A ritoccare all’insù le prestazioni, ci pensa anche l’accensione elettronica ad anticipo variabile (prima era fisso) e il carburatore passato da 26 a 28.

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Allestimento. Ottime le rifiniture, anche se a livello di componentistica c’è un piccolo passo indietro rispetto alla RV. I nuovi comandi al manubrio non sono più illuminati, ma c’è la chicca dello starter coassiale alla manopola di sinistra. Le plastiche sono di discreta qualità e l’unica critica che si può fare riguarda lo sportello superiore del finto serbatoio con la serratura che sembra debole. In ogni modo, seduti sulla KZ, non si può non apprezzare la sontuosa strumentazione, di stampo automobilistico, e la bellezza di leve e semimanubri. Inutile accucciarsi troppo dietro lo striminzito plexiglass fumé del cupolino: non si vede nulla.

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Su strada. Messe le ruote sull’asfalto, la KZ mostra subito di che pasta è fatta. Delle dimensioni ridotte e della posizione di guida particolare abbiamo già detto. Ciò che emerge subito è una certa durezza delle sospensioni che, se da un lato donano un assetto piatto e misurato, dall’altro mal digerisono sconnessioni accentuate dell’asfalto, cosa che si ripercuote principalmente sulla forcella. La KZ dà il meglio di sé in velocità, su strada liscia, dove riesce a offrire una tenuta e stabilità degne di nota. Va tenuta su di giri e lasciata distendere sino alle soglie della zona rossa, guidata con precisione e stando attenti a non perturbare l’assetto. Rispetto alla RV, perdona di meno gli errori, ma ha limiti più alti. In questo contesto stonano un po’ i freni, potenti ma poco modulabili, e il motore che manifesta una certa pigrizia sottocoppia. In città, poi, il ridotto angolo di sterzo complica un po’ le manovre da fermo e la presenza del solo cavalletto laterale può essere un limite in alcune condizioni.

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VI RVDay – 14 maggio 2016

E sono sei! Già, chi l’avrebbe mai detto? Siamo arrivati alla sesta edizione dell’RV DAY che si è svolta a Ciano di Zocca (MO) il 14 maggio 2016. Un appuntamento che aveva il sapore della rivincita. Dopo che la pioggia incessante aveva rovinato il raduno dello scorso anno, c’erano molte aspettative per questo incontro. Per fortuna il tempo, sulla carta capriccioso, ha graziato i gileristi che, sotto un bellissimo sole, hanno potuto scorazzare lungo le stradine verso il Lago di Suviana in sella alle sempre arzille RV ed RX. Peccato che l’incertezza del meteo ha scoraggiato ben più di un appassionato. Luca e Stefano, pur di non mancare, sono venuti in macchina e si sono mangiati le mani per l’occasione persa. Come potete vedere nelle foto, ci sono un paio di intrusi, diciamo “ospiti”. Il primo è la bellissima Gilera Saturno di Stefano, che già si era fatta notare nell’edizione “piovosa” dello scorso anno. Il secondo la Honda VF500 di Giacomo: purtroppo la sua RX Arizona non ne voleva sapere di partire per cui il nostro amico ha ripegato all’ultimo sulla quattro cilindri giapponese, ma sempre anni 80! A proposito di RX: guidata con i guanti di velluto da Gianluca, anche la RX di Riccardo, da poco restaurata, si è sgranchita le gambe, pardon le ruote, sulle strade modenesi. Un’occasione più che ghiotta per ultimare il rodaggio.

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Ma lo sapete chi ha fatto la marmitta delle vostre moto?

Avete presente l’uomo sorridente con i baffoni, il festeggiato con in mano la targa della RV di questa foto?

Foto di gruppo della cena di addio dell'ing. Cecchelli

Foto di gruppo della cena di addio dell’ing. Cecchelli

 Quest’uomo è l’ingegner Franco Cecchelli, ex responsabile esperienze Gilera, uno degli uomini chiave dietro la nascita delle RV ed RX. In questa foto, come diciamo da un’altra parte, Cecchelli sta festeggiando la sua partenza da Arcore per andare a ricoprire altri incarichi di responsabilità direttamente in Piaggio, a Pontedera. Siamo a maggio del 1984: RV ed RX sono sul mercato e stanno mietendo incredibili successi e Cecchelli è doppiamente soddisfatto: per le moto e per il fatto che, da buon toscano, torna a casa.

Sono passati molti anni e il nostro ingegnere, dopo un sacco di ricerche, lo abbiamo rintracciato a Piombino, dove attualmente vive. Ecco che cosa ci ha raccontato al telefono e attenti alla sorpresa finale.

“Alla fine degli anni settanta”, ci racconta Franco Cecchelli, “era evidente la necessità per la Gilera di dover svecchiare la gamma delle motoleggere. Ma non c’erano troppi soldi da investire per cui i nuovi motori dovevano nascere sfruttando per quanto possibile i macchinari che servivano per fare quelli della serie TG1 e derivati. Una sferzata ci arrivò allorquando i Castiglioni rilevarono l’allora Aermacchi-Harley Davidson e con due soldi dettero una rinfrescata alla moto che si trovarono in casa riscuotendo un grande successo di vendite. Noi stavamo ancora pensando sul da farsi quando vennero da noi degli emissari della Peugeot chiedendoci di sviluppare un nuovo motore dalle caratteristiche moderne che avrebbero poi usato per un loro progetto. Per farci capire che cosa volevano, ci fecero vedere alcuni motori Yamaha lamellari, che noi studiammo per carpirne i segreti. Insomma, a un certo punto, la direzione cambiò l’ordine e si potè partire a disegnare il nuovo motore (e la moto tutta) partendo dal foglio bianco. Poi la Peugeot si tirò indietro lasciandoci soli nello sviluppo e a noi rimase la nuova unità.

Gli ingegneri Gilardi e Bianchi lavorarono al tavolo da disegno e nel volgere di poco tempo quelle idee messe su carta diventarono prototipi. Con le moto già impostate arrivò poi l’ingegnere Masut che dettò l’impronta finale al progetto. Ricordo bene di aver fatto quasi una quindicina di motori di preserie che andarono su strada a macinare chilometri di collaudo, almeno 30.000 a testa. Il motore della RV e RX nasce sano, robusto, ben collaudato. Anche dopo la mia partenza da Arcore, quando sono diventato responsabile del post vendita, gli unici problemi segnalati dalla rete riguardavano moto carenti di manutenzione, nulla di congenito. E dire che in collaudo un ingranaggio del cambio ci aveva fatto dannare perché al banco dava problemi che non avevamo riscontrato per strada, ma risolvemmo tutto subito.

A dire il vero, altri grattacapi ce li diedero le fasce elastiche, che si consumavano troppo in fretta. Ma la colpa era dei cilindri Gilardoni il cui trattamento antiattrito, diverso da quello che avevamo deliberato, era fin troppo aggressivo con la ghisa dei segmenti. Poi null’altro, tutto liscio come l’olio. A un certo punto ci venne anche l’idea di fare una versione africanizzata della RX. Io e Bertolucci pensammo a un serbatoio di plastica molto bello, ma ci sembrò quasi di impoverire la moto. Così provammo a farlo di ferro scontrandoci con il fatto che la lamiera non si riusciva a imbutire bene senza strapparla. Insomma alla fine, tira qua, modifica là, riuscimmo a farlo con il risultato che potete vedere tutti: era nata l’Arizona, una delle 125 da enduro più amate degli anni 80.

Devo dire che in Gilera eravamo davvero un bel gruppo. E se poi le cose ad Arcore non sono andate bene, al di là di alcune scelte, la colpa è stata essenzialmente del mutamento del mercato, con i giovani interessati sempre meno alle motociclette. E, aggiungo, al fatto che le 125 erano diventate sempre più costose anno dopo anno e sempre più veloci, tanto da essere diventate troppo care per alcune famiglie e troppo pericolose per altre. L’escalation di costi e prestazioni le ha uccise, secondo me. Comunque lo ribadisco, sono stati anni irripetibili e ancora oggi sarebbero mille gli aneddoti da raccontare. A proposito, ve ne dico una. Ma lo sapete chi ha collaborato a fare le marmitte delle vostre moto? Roberto Castelli, si proprio lui, l’ex ministro leghista. Ai tempi era un giovane ingegnere presso la Lanfranconi Marmitte ed era anche bravo. Si costruì persino una specie di camera anecoica per le prove e con lui collaborammo a definire gli scarichi delle RV ed RX. Non lo sapevate, vero”?

La seconda vita di una RX

Riccardo aveva un sogno. Quella sua RX 125 che tanto lo aveva reso orgoglioso da adolescente e che la vita aveva portato lontano da lui, meritava una seconda chanche, una seconda possibilità di esprimersi sulle strade. Ma come fare? Abbiamo voluto dargli una mano coinvolgendo tutto il gruppo. E siamo partiti da qui.

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Perché una motocicletta così pesantemente segnata dall’incuria e dal tempo meritasse di rivivere, ce lo spiega lo stesso proprietario, Riccardo: “Era una settimana dopo il mio compleanno, non avevo ancora il patentino. Seduto dietro mio zio risalivamo la Tuscolana verso Frascati poi a destra per di Rocca di Papa. Mia zia ci seguiva in auto, avrebbe riportato a casa il marito. E adesso era li, splendida nel garage di casa mia. Non potevo ancora guidarla su strada, ma vivevamo in campagna ed era pieno di sterrati. Decine di km su e giu’ per monte Cavo, i Pratoni del Vivaro, il Lago di Castel Gandolfo. Il mondo dove ero cresciuto. La prima volta era stata un paio di anni prima, al mare, un lungo sterrato. Mio zio mi aveva fatto sedere davanti su un Honda XL200 rossa. C’era un alberello caduto di traverso, grigio scuro sulla strada bianca. Rallentai pensando a cosa fare, un motorino o una macchina non sarebbero mai passati. Ma mio zio disse accelera e la moto scavalcò il tronco con naturalezza. In quell’istante mi innamorai dell’enduro. E dagli sterrati dietro casa alla Parigi Dakar in TV, tutto spingeva verso una moto con le gomme tassellate.

Non so perche’ fui accontentato. I miei non erano motociclisti e conoscevano bene i rischi. Il costo era alto, 2 mesi di stipendio di mia madre. 30 anni dopo e con 2 figlie di quell’eta’ penso che direi di no. Ma loro accettarono, chiedendo a mio zio di insegnarmi. Lui mi regalò la giacca e poi casco, occhiali guanti e stivali. Il casco sarebbe diventato obbligatorio solo qualche anno dopo, lo mettevo perché mi dava un tono ed era una raccomandazione di mio zio come le 2 dita sempre poggiate su frizione e freno.

Andò così e il seguito è quello che abbiamo fatto tutti. Patentino e giri che si allargano, baci con una ragazza che faceva girare la testa a tutta la scuola, zingarate con gli amici. Sterrati, tanti sterrati. Il trofeo motorally ci portava per tutto il Lazio, l’Umbria, la bassa Toscana, seguendo la linea nera del roadbook, una lunga striscia di carta arrotolata dentro la scatola rossa sopra il manubrio. E ancora le scivolate, i guadi di cento ruscelli, le chiese diroccate, i prati con la neve, i paesini abbandonati, meraviglie del Belpaese dietro casa che non si finiva mai di scoprire.

Nello stesso periodo mio zio finiva di restaurare la sua prima moto, una Gilera 100 degli anni ’60. Qando ero da lui al mare lo guidavo spesso, un piccolo gioiello di cromature e lamierino nero, perfetto in ogni dettaglio. Cambio e freno erano invertiti rispetto a quelli di oggi e bisognava stare attenti, ma questo rendeva la cosa ancora piu’ divertente. Ed era ovvio quello che avrei fatto, esattamente come zio. Il mio Gilera lo avrei tenuto e un giorno lo avrei restaurato a puntino. Sono passati 10, poi 20 anni, mi sono trasferito lontano da Roma. La moto abbandonata in un capanno umido dai miei. Mio padre sa cosa ho in mente e prova a partire con un restauro, ma non e’ semplice, io non riesco ad andare avanti, si accumula altra rugine. Passano altri anni, comincio a preoccuparmi delle plastiche, non c’e’ un pezzo sano. Finisce che mi tuffo su eBay e compro tutto quello che trovo, scatole di roba che non so come usare.

Poi comincio a telefonare in giro, a chiedere intorno a Roma, restauratori bravi ce ne sono. Ma loro stessi mi scoraggiano, dicono che non  ne vale la pena, la moto vale pochissimo (lo so già) e il restauro sarebbe in perdita (non mi importa!). E mi rendo conto che restaurare un mezzo degli anni 60 è più facile di un mezzo degli anni 80. Il lamierino si sistema meglio delle plastiche, i pezzi sono di meno, gli specialisti molti di più. Continuo a cercare e come sapete meglio di me, se scrivi Gilera su google viene fuori il sito di Stefano sulle RV. Gli scrivo per un consiglio, dò per scontato che non risponda anche perche lui è sulle stradali. Dopo 10 minuti arriva una mail con il telefono e il libretto con i codici dei pezzi di ricambio. Sorpreso? Sì, decisamente e non e’ ancora tutto. Lo chiamo per fargli qualche domanda ed e lui che fa l’interrogatorio a me. Ovviamente lui sa che è un lavoro enorme e mi fa il terzo grado per capire se sono veramente intenzionato ad andare avanti (motivato, dice lui) oppure è una cosa passeggera. Ma come fa ad essere una cosa passegera, se sono 30 anni che ci penso?
Ci incontriamo e vabbé Stefano lo conoscete, io parole non ne ho ne abbastanza ne giuste. Proviamo con genio della meccanica? Mecenate del suo tempo? di Appassionati siamo in tanti. Ma uno con la cultura motoristica, le capacità tecniche e organizzative e, fatemelo dire, la testa e i modi di Stefano, io non lo conosco. Non lo consoco proprio in nessun campo e mi fermo qui.
Il resto e’ attesa … attesa per le foto che arrivano ogni pochi giorni, attesa di vedere la moto dal vivo a Novegro, attesa di vedere il restauro finito, la revisione completata, portare la moto dove vivo adesso e potermi finalmente rimettere in sella al sogno, il sogno di 30 anni fa”.
Ed ecco che, pian piano, la RX di Riccardo sta risorgendo. Non è magia: è semplice passione di motocilcisti. W la Gilera!

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Il mistero dei numeri di telaio

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Nella storia delle Gilera RV ed RX c’è un aspetto che è sempre rimasto avvolto nel mistero. Quanti esemplari della primissima serie, per intenderci, quella senza avviamento elettrico, sono stati prodotti? Adesso, nel mondo delle normali case motociclistiche sarebbe molto facile procurarsi questo dato. Non a casa Piaggio: negli scorsi anni, a causa di un trasferimento di files da un sistema gestionale all’altro, sono stati persi tutti i dati di produzione delle moto degli anni 80. Sì, avete letto bene, tutto andato in malora.

Questa maldestra e mai troppo criticabile perdita ha avuto la spiacevole conseguenza di gettare nel dimenticatoio 10 anni e più di produzione, lasciando noi appassionati nel caos e nell’incertezza più completa. Come si fa a ricostruire la storia di un modello se mancano i dati di produzione?

Per fortuna, a volte, un occhio attento ai particolari e l’aiuto delle persone giuste possono fare la differenza. Un paio di mesi fa, nel riordinare alcuni files, ci siamo accorti che uno dei manuali con l’elenco dei ricambi delle Gilera RV ed RX, che veniva dato ai concessionari, ha una data di pubblicazione: luglio 1985. Sin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse per il fatto che, all’inizio del fascicolo, c’è scritto che i ricambi elencati si riferiscono solo alle moto con numero di telaio a partire da quelli indicati.

E quali sono questi numeri? Per la RV 125 senza avviamento elettrico, che le riconoscete perché il telaio inizia per 12800 il numero è 1950. Per la RX senza avviamento elettrico, la 12700 è 3772. Per la RX Arizona senza avviamento elettrico, che si riconosce per avere il numero 12703 è 2994. Ma, seguite il nostro ragionamento, nel 1985 sia le RV che le RX erano richieste e vendute praticamente solo con avviamento elettrico. Lo testimoniano i numeri di telaio abbinati alle immatricolazioni. Le riconoscete dai due numeri posizionati dopo il codice modello: RV 125 Electric Starter 12805, RX 125 ES 12705, RX 125 Arizona ES 12706. Pertanto i telai indicati nel manuale dei ricambi, indicativi del progressivo di produzione, almeno nel caso delle versioni senza avviamento elettrico, rappresentano con molta probabilità anche il numero degli esemplari prodotti, che come dicevamo hanno smesso di uscire da Arcore già durante la seconda metà del 1984.

Abbiamo esposto questo ragionamento a due dei nostri amici più cari che lavoravano alla Sperimentale Gilera che ci hanno confermato l’esattezza della deduzione. In altre parole: siccome il manuale dei ricambi si riferisce a numeri di telaio “a partire da”, quelli indicati sono quelli già prodotti. E nel caso delle versioni senza avviamento elettrico, finiti di produrre già da tempo. Ricapitolando: le RV primissima serie sono state 950 (bisogna sottrarre 1000 perché la numerazione progressiva di quelle senza aviamento elettrico partiva appunto da 1000), le RX 2772 e le RX Arizona 1994. Allo stato attuale, in base alle nostre conoscenze, non risulta ancora circolante nessuna delle RV (che pure sono state nelle mani di Stefano e Cosimo in adolescenza). Così come non risulta sopravvissuta alcuna RX. L’unica prima serie esistente è la RX 125 Arizona di Giacomo, che a questo punto si prende il titolo di più anziano esemplare della serie RV-RX in circolazione. Passando alle Electric Starter, la RV 125 più anziana è quella attuale di Cosimo, mentre tra le 200 il primato va alla RV 200 di Stefano.

 

 

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Raduno Internazionale Gilera ad Arcore

Evidentemente dev’essere l’anno nero per i raduni, anzi bagnato. Anche il Raduno Internazionale Gilera che si è svolto ad Arcore e sull’Autodromo di Monza il 13 e 14 giugno è stato bersagliato dalla pioggia. Ma se pensate che i nostri baldi giovani di gilerarv200.it potevano mancare arrendendosi al meteo avverso, vi sbagliate di grosso. Ci siamo andati anche noi e abbiamo persino condotto i tre giri sull’autodromo brianzolo nonostante la scrosciante precipitazione. E c’è da dire che nella moltitudine di quattro tempi che hanno attraversato 100 e passa anni di storia della Gilera, le nostre due tempi anni 80 non hanno sfigurato affatto.

Ringraziamo sentitamente Walter del forum gilera Bi4 per le foto che ci ha permesso di utilizzare

E tgcom24 che parla anche di noi: http://www.tgcom24.mediaset.it/motori/moto/

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V RVDAY – 23 maggio 2015

È venuta giù un sacco di pioggia e molta gente ha preferito restare a casa. Nonostante ciò, il 23 maggio 2015, si è tenuta la quinta edizione dell’RVDAY presso il ristorante Bonfiglioli di Ciano di Zocca (MO). Contro ogni avversità è stato il nostro motto. Arrivare al quinto raduno, con un numero di appassionati sempre crescente è un traguardo importante per gli appassionati della Gilera RV e delle moto di Arcore in genere, un avvenimento che avrebbe meritato una bella giornata di sole. Così non è stato e abbiamo dovuto fare buon viso a cattivo gioco e passare comunque una bella giornata tra amici e buon cibo, parlando di moto e di progetti futuri. La pioggia incessante ha impedito lo svolgimento del classico giro sul lago di Suviana del sabato, sostituito per l’occasione da una visita a Zocca la domenica mattina. Ovviamente in sella alle RV. Un grazie di cuore agli amici che, nonostante il maltempo, hanno comunque voluto essere con noi.

La quinta edizione dell’RVDAY ha avuto ugualmente i suoi punti d’onore. Guest star della manifestazione è stata la Gilera Saturno Bialbero di Stefano, che ringraziamo per avercela portata e fatta ascoltare in moto. E per il secondo anno consecutivo abbiamo avuto la presenza della RV 250 NGR ultima serie di Andrea, oltre alle inossidabili e sempre pronte RV 125 e 200 del gruppo.

L’appuntamento è all’anno prossimo. Con il sole, statene certi!

RV bagnata, RV fortunata? Non proprio!

RV bagnata, RV fortunata? Non proprio!

Al coperto, da Bonfiglioli, le nostre RV hanno solleticato l'interesse dei clienti del ristorante.

Al coperto, da Bonfiglioli, le nostre RV hanno solleticato l’interesse dei clienti del ristorante.

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Gilera RV come se…piovesse!

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Sotto la tettoia si sta bene.

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RV 200, 250 NGR e KZ in esposizione

 

La Saturno Bialbero di Stefano, guest star del raduno.

La Saturno Bialbero di Stefano, guest star del raduno.

Tutti in posa con la Saturno!

Tutti in posa con la Saturno!

Il nostro nuovo striscione.

Il nostro nuovo striscione.

Domenica mattina: pronti per la scarrozzata verso Zocca.

Domenica mattina: pronti per la scarrozzata verso Zocca.

Raduno internazionale Gilera ad Arcore il 13 e 14 giugno 2015

Si svolgerà ad Arcore e nel circuito di Monza il Raduno Internazionale Gilera in concomitanza con l’Expo. Tutti gli errevuisti sono invitati a partecipare.

 

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Piccole regole, grandi opportunità

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La comunità che si è creata attorno al sito gilerarv200.it è molto attiva e appassionata. Molte delle persone che hanno deciso di dare nuova vita alla propria Gilera RV, RX, NGR o anche KZ e KK di solito acquistano anche qualche ricambio da tenere da parte alla bisogna. Oppure semplicemente perché ne trova uno a buon prezzo. Altre volte, però, il ricambio in più non serve oppure, per motivi di spazio, bisogna disfarsi di un pezzo che magari può servire a un altro appassionato.

Gilerarv200.it ha deciso di dedicare un piccolo spazio del suo sito a una vetrina virtuale dove gli appassionati possono mettere in vendita, scambiare o cercare i ricambi per le nostre moto.

Attenzione: non abbiamo intenzione di trasformare questo spazio in un bazar oppure nella copia mal riuscita dei vari siti di annunci dove si vende roba usata. La sezione SURPLUS è a disposizone dei soli appassionati e non dei commercianti e gilerarv200.it vigilerà sulla genuinità delle inserzioni, riservandosi di respingere quelle che non ritiene consone allo spirito di questa iniziativa.

Quindi, se avete qualche pezzo in più che pensavate vi potesse servire e invece sta lì in cantina a prendere la polvere, inviate una sua fotografia e il testo dell’inserzione. Al resto ci pensiamo noi.

L’email giusta è: calestanis@yahoo.it

Un 2015 pieno di Gilera

Sono molte le cose che si possono dire alla conclusione di un anno per riassumerne le tappe più importanti. Per nostra fortuna il 2014 del gilerarv200.it è stato pieno di avvenimenti. A febbraio una nostra RV 200 è stata esposta alla mostra “Le più belle Gilera di tutti i tempi” tenutasi a Novegro. A marzo abbiamo portato una selezione delle nostre moto a Vizzola Ticino per il servizio fotografico di Motociclismo d’Epoca, dando alla RV la possibilità di ritornare, 30 anni dopo, sulla stessa pista dove era stata provata per la prima volta.

Sempre a marzo abbiamo avuto il privilegio di pranzare con il leggendario ing. Lucio Masut, il gran capo del settore tecnico della Gilera, l’uomo che ha dato il via alle moto che amiamo. A maggio la quarta edizione dell’RVDAY ha visto la partecipazione di un numero sempre crescente di moto e appassionati, un appuntamento che è stato nobilitato dalla presenza di Paolo Martin, il designer dell’RV che ci ha voluto onorare trascorrendo con noi i due giorni del raduno.

A settembre una nostra moto era presente al Gilera Day organizzato dal Registro Storico Gilera di Arcore. A novembre due eventi: Motociclismo d’Epoca dedica la copertina alla Gilera RV e pubblica un grande servizio dedicato alla nostra beniamina. Poi l’appuntamento con la Fiera di Novegro che ha visto il gemellaggio del nostro sito con gli amici di 125stradali.com, con i quali abbiamo condiviso gli spazi, onori e oneri. Un appuntamento che, oltre alla memorabile conferenza tenuta dall’ing. Ciancamerla sulle 125 degli anni 80, ha visto transitare per il nostro stand personaggi come Paolo Tamburi, il collaudatore di Motociclismo che nel lontano settembre del 1984 provò la RV per la sua rivista e Bruno Corradi, collega e amico dell’ing. Ciancamerla nonché uno dei pilastri della Sperimentale di Arcore.

Noi non ci fermiamo qui. Sarà difficile fare più di così, ma ci proviamo ugualmente. Abbiamo altri obiettivi per il 2015, alcuni dei quali non vogliamo anticipare per sana scaramanzia. Ci sarà la quinta edizione dell’RVDAY a maggio, il Raduno Internazionale della Gilera e gli appuntamenti legati all’EXPO 2015. E ancora Novegro dove cercheremo di fare ancora di più. E poi ci siete voi appassionati che ci date lo stimolo e la forza di portare avanti queste iniziative. Speriamo di incontrarne di nuovi nel corso dell’anno che verrà. A quelli che già ci seguono e sono con noi, un sentito e profondo ringraziamento per il sostegno e l’entusiasmo sin qui mostrato e un sincero augurio per questo 2015 che sta per cominciare. Più Gilera per tutti.

L'ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

L’ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

Le nostre Rv a Vizzola Ticino 30 anni dopo la prova di Motociclismo

Le nostre Rv a Vizzola Ticino 30 anni dopo la prova di Motociclismo

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Paolo Martin riceve la nostra targa ricordo attorniato da noi errevuisti

Paolo Martin riceve la nostra targa ricordo attorniato da noi errevuisti

IV RVDAY insieme a Paolo Martin

IV RVDAY insieme a Paolo Martin

Paolo Tamburi sulla RV della prova di Motociclismo del 1984: è la copertina che Motociclismo d'Epoca ci dedica a novembre

Paolo Tamburi sulla RV della prova di Motociclismo del 1984: è la copertina che Motociclismo d’Epoca ci dedica a novembre

Mostra di Novegro: Paolo Licari è venuto dalla Sicilia per trascorrere con noi i giorni della mostra. Qui lo vediamo in compagnia di Marisa, la nostra promoter

Mostra di Novegro: Paolo Licari è venuto dalla Sicilia per trascorrere con noi i giorni della mostra. Qui lo vediamo in compagnia di Marisa, la nostra promoter

Il logo che ha debuttato a Novegro

Il logo che ha debuttato a Novegro

Un altro scorcio del nostro stand con Marisa

Un altro scorcio del nostro stand con Marisa

La Gilera RV celebrata su Motociclismo d’Epoca

Il numero di novembre di Motociclismo d’Epoca dedica la copertina e un ampio servio alla nostra beniamina, la Gilera RV 125/200. Sappiamo che cosa state per chiedere: la risposta è sì, le moto ritratte nel servizio sono proprio le nostre. Bisogna fare un applauso all’organizzazione di Motociclismo d’Epoca perché non solo ha valorizzato con le immagini la RV, ma ha anche arricchito il servizio con una miriade di informazioni utili, molte da noi fornite. Insomma, 30 anni dopo, Motocilcismo ripara a un errore altrimenti imperdonabile: mise sulla copertina che conteneva la prova della RV 125 appena uscita, settembre 1984, quel bidone dello scooter Benelli.

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A questo punto, però, permetteteci una piccola digressione. Proprio in questi giorni il nuovo sito gilerarv200.it, che porta avanti il progetto originario di Stefano, compie un anno. E l’articolo su Motociclismo d’Epoca è il più bel regalo di compleanno che potevamo farci. In questo lasso di tempo abbiamo raccolto oltre 5000 visite e utenti unici e più di 15.000 pagine viste. Se considerate il fatto che, per come è fatto il sito, basta aprire una pagina e si vedono anche le altre, questo risultato andrebbe moltipilicato almeno per tre. Un sito, il nostro, di carattere prettamente amatoriale, messo su con due soldi e con tanta passione, che si è guadagnato una ottima indicizzazione da google. Ma, è bene ribadirlo ancora una volta, tutto questo non sarebbe stato possibile senza il vostro aiuto, le vostre visite, il vostro supporto e la vostra complicità

Grazie a tutti. Più Gilera per tutti

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GileraRV200.it a Novegro dal 7 al 9 novembre

Per il secondo anno consecutivo, gilerarv200.it esporrà una selezione di Gilera RV in occasione della Mostra scambio di Novegro che si terrà dal 7 al 9 novembre 2014. La novità di quest’anno è che saremo in uno stand più grande che condivideremo con gli amici di 125stradali.com. Durente l’esposizione, saremo a disposizione degli appassionati per rispondere a tutte le domande non solo sulle Gilera RV ed RX, ma anche sulle 250 NGR, KZ e KK e le altre moto di Arcore degli anni 80. Inoltre, grazie alla generosità dei nostri sponsor, potete fermarvi da noi anche per uno spuntino. Non mancate, vi aspettiamo al Padiglione D.

 

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Incontro a Zocca per gli appassionati della RV

Il 4 ottobre 2014 si terrà a Ciano di Zocca, presso il ristorante Bonfiglioli, un incontro degli appassionati della Gilera RV. Saranno affrontati veri temi tra cui le inziative future, prima tra tutte il Salone di Novegro a novembre. Siete tutti invitati a partecipare anche perché…da Bonfiglioli si mangia bene!

Passerella per la RV ad Arcore

Domenica, 21 settembre 2014 si è svolto ad Arcore il Gilera Day organizzato dal Registro Storico Gilera. Anche noi di gilerarv200.it eravamo presenti grazie a Stefano che ha esposto la sua RV 200. E, diciamolo francamente, in mezzo a tante nonnine, una bella giovincella ci stava davvero bene, con buona pace dei gileristi più ortodossi. Ad abbassare l’età media ci ha pensato anche la Dakota 350 di Walter del sito gilera-bi4.it, una Nordwest 600 e il prototipo Frigerio-Gilera 125 dell’ing. Ciancamerla, con motore del Top Rally. La manifestazione si è svolta nel parco della Villa Borromeo, luogo caro ai gileristi perché da qui partiva anche l’indimenticato Trofeo Ferruccio Gilera, una delle gare di fuoristrada dalla storia più gloriosa.

La locandina

La locandina

La RV 200 di Stefano

La RV 200 di Stefano

La RV 200 di Stefano

La RV 200 di Stefano

La bellissima Dakota 350 di Walter del gilera-bi4.it

La bellissima Dakota 350 di Walter del gilera-bi4.it

La bellissima Dakota 350 di Walter del gilera-bi4.it

La bellissima Dakota 350 di Walter del gilera-bi4.it

Riconoscete quest'uomo? Giusto per ricordare che i gileristi sono gente speciale....guardate la foto successiva

Riconoscete quest’uomo? Giusto per ricordare che i gileristi sono gente speciale….guardate la foto successiva

Motociclisti nell'anima: è Massimo Lucchini Gilera, che si è presentato alla manifetazione su una fiammante Saturno Sport

Motociclisti nell’anima: è Massimo Lucchini Gilera, che si è presentato alla manifetazione su una fiammante Saturno Sport

Una moto unica: il prototipo della Frigerio-Gilera 125 da enduro di proprietà dell'ing. Ciancamerla, il papà della SP01

Una moto unica: il prototipo della Frigerio-Gilera 125 da enduro di proprietà dell’ing. Ciancamerla, il papà della SP01

Il prototipo dell'ing. Ciancamerla

Il prototipo dell’ing. Ciancamerla

Una panoramica della manifestazione

Una panoramica della manifestazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anni irripetibili/2

Vi siete mai chiesti chi ha collaudato le nostre beniamine? Chi le ha svezzate, eliminato i difetti e da acerbi prototipi le ha rese le magnifiche moto arrivate nelle nostre mani? Queste persone sono i collaudatori della sperimentale, gente che macinava su strada migliaia di km all’anno, col gelo e con il sole, di giorno e di notte, spesso rischiando la pelle. Vogliamo rendere omaggio a questi tecnici e per una volta accendere i riflettori su di lor, pubblicando questa foto del 1982, scattata nei pressi dello stabilimento di Arcore. Si tratta del gruppo di collaudatori che di lì a poco avrebbe iniziato a sviluppare la RX e la RV, qui ritratti sulle Gilera TG2. Il primo a sinistra è l’ing. Secchi, il terzo e Bruno Corradi. Tra di loro c’è anche l’indimenticato Mignanego.

Il gruppo dei collaudatori Gilera nel 1982

Il gruppo dei collaudatori Gilera nel 1982

Anni irripetibili

La decade che va dal 1980 al 1990 è stata, per la Gilera e per le persone impegnate nello stabilimento di Arcore, irripetibile. Tutti i testimoni del tempo, da noi sentiti, sono stati concordi nell’affermare che non ci sarebbe mai più stato un momento così pieno di creatività, idee e capacità realizzative come quello che ha segnato la storia della Gilera in quei 10 magici anni. Alcuni di loro, approdati poi in altre case motociclistiche, si sono travti a riflettere sul fatto che ad Arcore fossero molto avanti rispetto alla concorrenza italiana del tempo, dalla progettazone alla produzione. Una stagione felice che aveva, ovviamente, risvolti positivi sulla vita delle persone e sui loro rapporti con i colleghi e con il mondo esterno.

Probabilmente questa foto farà venire gli occhi lucidi a qualcuno, ma noi la pubblichiamo lo stesso. Siamo nel 1984 e l’ing. Cecchelli, dopo aver ultimato il progetto RX/RV, lascia la Gilera per andare a Pontedera. Tutti i colleghi della sperimentale e della progettazione lo festeggiano. L’ingegner Cecchelli, quello al centro con i baffi, ha in mano una targa che raffigura la Gilera RV 125. Nella foto si riconoscono, a sinistra, l’ing. Masut, Pierluigi Bertolucci, Massimo Villa, alla destra di Cecchelli, seminascosto, Bruno Corradi e in basso a destra l’ing. Secchi.

Foto di gruppo della cena di addio dell'ing. Ceccarelli

Foto di gruppo della cena di addio dell’ing. Cecchelli

Un altro successo di Paolo Martin

Ci sono momenti, nella vita di ognuno, da imprimere nella memoria come una incisione in una roccia. E siamo sicuri che nell’album dei ricordi di Paolo Martin, l’agosto del 2014 abbia un posto di primo piano. Nell’ambito della mostra “Dream Cars: innovative design, visionary ideas” che si è tenuta nelle sale dell’High Museum of Art di Atlanta, il designer italiano ha tenuto una serie di conferenze sull’auto di fronte a una platea di appassionati e studenti. Paolo Martin, invitato assieme a Chris Bangle (ex capo dello stile BMW e Gruppo Fiat) ha parlato della sua Ferrari Modulo, la incredibile show car da lui realizzata quando era alla Pininfarina nell’estate del 1968, rinunciando alle ferie. Una vettura diventata, negli anni a seguire, l’attrazione di decine e decine di manifestazioni in giro per il mondo e portabandiera della Pininfarina.

Come appassionati della Gilera RV, disegnata anch’essa da Paolo Martin, non possiamo che essere felici del successo che le sue creazioni continuano a riscuotere nel mondo. E anche orgogliosi di averlo potuto conoscere di persona. Un affetto che Paolo Martin ha voluto ricambiare a suo modo, indossando la nostra maglietta con lo schizzo della RV e il folletto durante la kermesse di Atlanta ad agosto. Grazie Paolo.

Paolo Martin posa accanto alla sua Ferrari Modulo ad Atlanta

Paolo Martin posa accanto alla sua Ferrari Modulo ad Atlanta

La Ferrari Modulo esposta ad Atlanta

La Ferrari Modulo esposta ad Atlanta

La Ferrari Modulo esposta ad Atlanta

La Ferrari Modulo esposta ad Atlanta

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La Gilera RV 250 NGR

Introduzione

L’idea della Rv 250 NGR nasce nello stesso periodo in cui si concretizza il progetto RV 125. Al principio degli anni 80 il mercato è in piena espansione e il contingentamento delle moto al di sotto dei 380 cc mette i produttori italiani al riparo dall’offensiva giapponese, agguerrita anche nel settore delle motoleggere. Se da un lato gli scalpitanti sedicenni (e diciottenni) nostrani devono accontentarsi di guardare le prelibatezze con gli occhi a mandorla solo sui giornali, dall’altro il blocco permette alle aziende di fare investimenti con una certa serenità all’interno di un mercato protetto. Ad Arcore si sono posti il problema di offrire all’adolescente un nuovo mezzo quando questi, ormai raggiunta la maggiore età, avrebbe iniziato a guardare a una moto di cilindrata maggiore e più potente. Le idee sul tavolo erano molte e alcune promettenti, ma c’era la necessità di fare presto per sfruttare l’onda lunga del successo della RV 125. L’obiettivo era quello di arrivare al Salone di Milano del 1985 con la moto pronta. Ma per far questo, era necessario scendere a compromessi. In altre parole, non c’era tempo per una moto sviluppata completamente da zero, ma era necessario prendere e adattare ciò che era già pronto.

I prototipi della NGR sorpresi durante i collaudi

I prototipi della NGR sorpresi durante i collaudi

Altri scatti delle RV 250 NGR in fase di collaudo

Altri scatti delle RV 250 NGR in fase di collaudo

 

Il motore

Il punto di partenza, dunque, è un motore monocilindrico a 2 tempi di 248,9 cc con alimentazione a valvola rotante direttamente nel carter, una soluzione già utilizzata con successo nel cross. La valvola rotante non è un passo indietro rispetto ai motori lamellari cari ai giapponesi. Oltre a essere lo schema della moto di riferimento (la Kawasaki KR250) è anche quello delle zanzare 50 e 125 (anche alcune 250) dei gran premi che in quegli anni erano vincenti. Su questo motore, gli uomini di Lucio Masut apportano una serie di modifiche per adattarlo all’uso stradale. Per prima cosa viene inserito un contralbero di bilanciamento per stoppare le vibrazioni. Poi l’alimentazione riceve la pompa dell’olio per la lubrificazione separata e l’avviamento diventa elettrico. Il cambio, tuttavia, viene lasciato a 5 marce, evidentemente pensando che la coppia del motore fosse sufficiente (o perché non si aveva tempo o soldi per riprogettare un nuovo cambio), commettendo però un errore sul piano dell’immagine. Per quanto di compromesso, il motore va comunque bene e riesce a sviluppare, secondo i dati dichiarati, 38 CV a 7750 giri/min con buona affidabilità. La presenza dell’ammissione a valvola rotante, tuttavia, rende appuntita l’erogazione della coppia anche se, dato il carattere della moto, pochi ci fanno caso. Pregevole l’uso di una frizione comandata idraulicamente, come sulle moto più grosse. Piccola curiosità: lo scarico viene dotato di una valvola comandata con un cavo collegato al comando del gas. Periodicamente bisogna registrarla e il suo apporto è quasi nullo: poco più che un gadget messo lì perché, ai tempi, non ci si poteva permettere altro.

Il motore della RV 250 NGR

Il motore della RV 250 NGR

Ciclistica

Intorno al motore viene costruito un telaio a tubi quadri di acciaio che ricorda, nell’andamento generale, quello della RV 125. Analoga è anche la sospensione posteriore con monoammortizzatore e schema Monodrive, con biellette esterne. All’avantreno, invece, viene montata una bella forcella Marzocchi con steli da 38 mm e dispositivo antidive (anche in questo caso, più che altro, una regolazione dell’idraulica in compressione). Il passo cresce fino a 1360 mm (è 1345 mm sulla RV 125) e le gomme diventano più panciute: 100/90H16 davanti e 110/90H18 dietro: corrispondono, a spanne, alla 3.50 davanti e alla 3.75 dietro secondo la vecchia nomeclatura. Di primo equipaggiamento vengono offerte le allora famose Pirelli Phantom con battistrada anteriore diverso dal posteriore, che garantivano angoli di piega notevoli in piena sicurezza. L’impianto frenante, tutto Brembo, è composto da una terna di dischi da 240 mm di ghisa, due all’anteriore e uno al posteriore.

Carrozzeria

L’estetica della RV 250 NGR è palesemente ispirata a quella della Kawasaki KR250, che però è una bicilindrica. Persino una delle colorazioni del lancio, quella rossonera, fa il verso alle livrea di un’altra famosa Kawasaki, la GPZ 900. Viste 30 anni dopo, queste similitudini farebbero pensare che Arcore già si stesse uniformando alla futura partnership con la casa di Akashi: si vociferava, infatti, che negli stabilimenti Gilera sarebbe stata assemblata la KLR600, ma poi non se ne fece più nulla. In verità le similitudini estetiche con alcuni modelli Kawasaki non hanno alcuna attinenza con gli accordi in via di definizione. Semplicemente la Kawasaki era, negli anni 80, un marchio sulla cresta dell’onda e l’appeal che aveva sui giovani veniva sfruttato per rendere più accattivante questa Gilera agli occhi degli appassionati. L’ispirazione, infatti,  si ferma alla linea della semicarena in quanto molti elementi, estetici e meccanici, sono ripresi dalla più piccola RV 125. Il risultato finale di questa mescolanza di generi, ne va dato atto, è gradevole.

La NGR del Salone: Serena Grandi posa con la nuova moto di Arcore

La NGR del Salone: Serena Grandi posa con la nuova moto di Arcore

La RV 250 NGR al salone di Milano del 1985

La RV 250 NGR al salone di Milano del 1985

 

Su strada

La RV 250 NGR, sin dall’inizio, si distingue per la sua personalità. Il motore, nonostante sia stato addomesticato per uso stradale, non ha perso il temperamento corsaiolo e spinge con vigore, soprattutto in accelerazione e a dispetto delle 5 marce che fanno perdere troppi giri tra un rapporto e l’altro. Grazie al buon equilibrio e alla tenuta delle gomme, nel misto stretto si può danzare tra una curva e l’altra con grande godimento nonostante sia una moto di 30 anni fa. Buona la frenata, assicurata dai tre dischi. La tenuta, tuttavia, diminuisce quando le gomme cominciano a consumarsi, ragion per cui con la RV 250 NGR è opportuno cambiarle prima di aver raggiunto i limiti di usura. In piena velocità ci possono essere leggere oscillazioni che dipendono dalla corporatura del pilota o dalla posizione in sella, ma si tratta di poca roba, risolvibile lavorando sulle sospensioni. I veri problemi nascono quando si prova ad aumentare le prestazioni del motore: con il disco rotante, non è difficile spremere altri cavalli a scapito, però, dei consumi e dell’affidabilità. L’iniezione di potenza non è però gradita dalla ciclistica, che finisce al limite.

Il primo contato con un tester d'eccezione: Nico Cereghini

Il primo contato con un tester d’eccezione: Nico Cereghini

Il valore collezionistico

La RV 250 NGR (dove la sigla sta per New Generation Rotary Valve) è una moto che ha avuto uno scarso successo di vendita. Un po’ la cilindrata (se a 18 anni puoi guidare una 350, perché prendere una 250?), un po’ per il fatto che una fetta consistente di sedicenni a 18 anni iniziavano a preferire l’automobile, è finita presto nell’oblio. Lo scarso successo ha così penalizzato la diffusione di esemplari tanto che oggi non è proprio facile trovarne una in buone condizioni e, soprattutto, immatricolata. Resta però un interessante motocicletta che merita di far parte di una collezione anche perché, a torto o ragione, rappresenta la massima evoluzione del progetto RV. Purtroppo il restauro può rappresentare qualche problema anche per la scarsa reperibilità di pezzi di ricambio, ragion per cui è sempre meglio preferire, magari pagandole di più, moto complete di tutto, perfettamente funzionanti e immatricolate. Piccolo dettaglio: non tutte le NGR hanno gli specchi ancorati alla carena perché all’inizio erano previsti con l’alloggio sul manubrio. Alcuni esemplari sono stati modificati in concessionaria e posso avere attacchi diversi.

La Rv 250 NGR ultima serie di Andrea

La Rv 250 NGR ultima serie di Andrea

10.000 Grazie agli appassionati

Cari appassionati della Gilera RV, grazie. Nel weekend del IV RVDAY il nostro sito ha superato le 10.000 pagine viste, un bel traguardo se si considera che, con la nuova versione, siamo online da otto mesi e che i contenuti sono prodotti in maniera amatoriale nei ritagli di tempo. Il merito è ovviamente vostro che venite a visitarci, una preferenza che ci lusinga e ci spinge a fare ancora meglio.

10.000 GRAZIE.

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IV RVDAY – 24 maggio 2014

Sabato, 24 maggio 2014, si è svolta a Ciano di Zocca (MO) la quarta edizione dell’RVDAY, il raduno dedicato ai possessori della Gilera RV 125 e 200, la moto di Arcore protagonista della prima metà degli anni 80. La nostra manifestazione ha visto quest’anno la partecipazione straordinaria di Paolo Martin, il grande designer italiano autore di alcune delle più belle auto, moto e barche del passato, che annovera tra le sue creature anche la RV.

Una due giorni all’insegna del buon cibo (e non poteva essere diversamente nel modenese) delle moto e della buona compagnia. Anche chi non ha potuto portare la RV non è voluto mancare al raduno, tanto che quest’anno sono state ben 30 le presenze.

Al raduno hanno preso parte 10 Gilera RV, tra 125 e 200, perfettamente restaurate e ancora desiderose di far sentire il loro rombo per le strade modenesi e un fiammante esemplare di RV 250 NGR, da poco restaurato. Inoltre, hanno fatto da cornice in qualità di ospiti altre primedonne degli anni 80 come le Gilera RX Arizona, KZ, SP01 e le Cagiva Aletta Rossa e Aletta Oro. Dopo il giro fino al lago di Suviana, come consuetudine, gli appassionati si sono riuniti per discutere i temi tecnici riguardanti il restauro della RV, confrontandosi sui problemi e sulle soluzioni. E, a Paolo Martin, che con la sua presenza ha nobilitato la manifestazione, è stato consegnato un trofeo fatto fare appositamente per l’occasione, raffigurante il primo bozzetto della RV tracciato dallo stilista torinese nell’ormai lontano 1983. E lo stesso tema i radunisti lo hanno sfoggiato con orgoglio sulla loro maglietta, che noi di gilerarv200.it abbiamo fatto fare apposta per l’occasione.

Siamo anche qui su Motoblog

E qui su tgcom24.it

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La consegna della targa a Paolo Martin

 

 

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Lo schieramento delle Gilera RV

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Il nostro Luciano parla con Paolo Martin

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Lo schieramento delle Gilera RV e delle moto “ospiti”

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Lo schieramento delle Gilera RV e delle moto “ospiti”

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Lo schieramento delle Gilera RV e delle moto “ospiti”

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Foto di gruppo con Paolo Martin

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Foto di gruppo con Paolo Martin

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Foto di gruppo con Paolo Martin

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La RV 250 NGR di Andrea fresca di restauro

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Le Gilera RV 125 e 200

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Le Gilera RV 125 e 200

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Le Gilera RV 125 e 200

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Le Gilera RV 125 e 200

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Ancora le Gilera RV 125 e 200 viste dall’alto

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Sosta sulla strada per Suviana

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Al ritorno dal giro

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Il workshop tecnico

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Si discute sui temi tecnici del restauro

 

A Paolo Martin, noi di gilerarv200.it

Durante il IV RVDAY che si è svolto a Ciano di Zocca sabato 24 maggio scorso, c’è stato un evento molto importante per la storia del sito gilerarv200.it. Paolo Martin, il designer di fama internazionale autore di alcune delle auto, moto e barche più belle del passato, dopo averci regalato 31 anni fa il nostro sogno di ragazzi disegnando la RV, ha deciso di farci un secondo grandissimo ed emozionante regalo: partecipare al nostro raduno.

Nella due giorni di Zocca è stato con noi ad ammirare le sue creature e a rispondere alle domande e curiosità degli appassionati. Dovete sapere che Paolo Martin è un motociclista vero. Non possiede un’automobile, ma ben due moto. Non gli piace stare chiuso in una scatola di latta, fare le code, penare per un parcheggio, ma assaporare il vento, la velocità e quelle sensazioni che solo la motocicletta sa dare.

Onorati e anche un po’ emozionati di avere Paolo Martin con noi, abbiamo deciso di suggellare l’evento donandogli una targa ricordo sulla quale abbiamo fatto riprodurre il primo bozzetto della RV, lo stesso schizzo che abbiamo impresso sulle nostre magliette di quest’anno. Un omaggio che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di tutti voi, che avete creduto in questo progetto e che ci avete dato fiducia. E allora un grazie immenso a: Stefano Calestani, Stefano Canna, Christian De Marco, Stefano Felicioni, Luciano Fumi, Giacomo Melloni, Fabio Papi, Luca Parlanti, Francesco Patti, Gianluca Riva, Andrea Tovoli e Daniele Tumiati.

Paolo Martin riceve la nostra targa ricordo attorniato da noi errevuisti

Paolo Martin riceve la nostra targa ricordo attorniato da noi errevuisti

 

La parte anteriore della nostra targa

La parte anteriore della nostra targa

 

La parte posteriore con i nostri nomi

La parte posteriore con i nostri nomi

 

 

IV RVDAY 24 maggio 2014

Manca ormai poco all’attesissima quarta edizione dell’RVDAY che si svolgerà sabato, 24 maggio 2014, come di consueto a Ciano di Zocca (MO). Quest’anno il raduno coincide con l’inizio della commercializzazione della nostra RV, avvenuto appunto verso la fine del mese di maggio del 1984 e ha quindi un sapore del tutto speciale.

Per onorare questa ricorrenza, quest’anno il raduno prevede un programma e gli appassionati che lo vorranno, potranno condividere con noi gli eventi previsti. La vera sorpresa, tuttavia, è un’altra: Paolo Martin, il grande designer che ha dato vita ad alcune delle più belle macchine italiane e straniere, nonché lo stilista della nostra RV, ha accettato di essere con noi a condividere questa giornata. Ma non vi sveliamo di più.

Ecco il programma:

venerdì 23 maggio
A partire dal tardo pomeriggio, arrivo dei partecipanti (che lo desiderano) e sistemazione. Segue cena.

sabato 24 maggio
A partire dalle 9.00, arrivo dei partecipanti e benvenuto

-Schieramento delle moto in piazza Saldinari (di fronte al ristorante Bonfiglioli) per foto di gruppo e per effettuare la nuova foto della testata del sito con le moto di tutti i sostenitori della RV

-Partenza del gruppo per il Lago di Suviana dove ci sarà il pranzo

-Ritorno a Ciano di Zocca per relax pomeridiano

A seguire:
Workshop tecnico sulla RV. Temi trattati: messa a punto del motore, restauro carrozzeria, trucchi e consigli sul restauro degli accessori. Sarà presente anche Paolo Martin.

Cena con Paolo Martin e premiazione.

domenica 25 maggio
Incontro dei partecipanti per colazione e saluti finali.
Partenza.

NOTA BENE:

La partecipazione al raduno è libera. Non prevede alcuna iscrizione né noi vendiamo pacchetti comprendenti vitto e alloggio. I costi per pernottamenti, pranzi, colazioni e cene sono a carico dei partecipanti. 

 

 

Quando il Leone è finito come un agnellino

La storia nessuno se la ricorda. E persino 30 anni fa era poco nota. Fatto sta che su questo famoso accordo con la Peugeot si è molto favoleggiato. Ci è capitato di fare un giro su alcuni forum francesi di appassionati di moto anni 80 e ci siamo imbattuti in alcune notizie non proprio esatte.

Questi i fatti. All’inizio degli anni 80 la Gilera stringe un accordo con la Peugeot per lo sviluppo di un motore monocilindrico a due tempi che sarebbe poi andato a equipaggiare una moto da fuoristrada militare per partecipare alla gara d’appalto dell’esercito francese. L’accordo prevede che a regime la Peugeot avrebbe acquistato almeno 5.000 motori, lasciando il resto della produzione alla Gilera. Secondo i francesi, oltre ai soldi, ci avrebbero messo anche alcune idee e influenzato la progettazione di quello che poi sarebbe diventato il motore delle RX ed RV. Ma i testimoni oculari dell’epoca ci raccontano che ad Arcore di francesi se ne vedevano davvero pochi.

E anche se qualcuno sostiene che senza i soldi Peugeot il motore non sarebbe mai stato prodotto, resta  il fatto che la Gilera si è poi sobbarcata tutto il lavoro cercando, per quanto possibile, di non farsi stravolgere il progetto dalle idee dei francesi. I quali, una volta allestite le motociclette militari per le valutazioni, si sono visti scavalcare dalla Cagiva che alla fine ha vinto l’appalto con la sua enduro a quattro tempi. Che fare, allora, dei 5.000 motori prenotati? Si allestisce una moto in quatto e quattr’otto e si gioca la carta del mercato delle 125 enduro: nasce così la Peugeot X 125 LC, moto che pur condividendo lo stesso motore della RX, non poteva competere in quanto a stile, finiture e realizzazione. Un fiasco annunciato. E le moto militari? Gli esemplari affidati all’esercito francese per le valutazioni sono stati dismessi nel 91 e oggi ne sopravvivono davvero pochi. Come potete vedere nelle foto, si trattava di una 200 con il serbatoio dell’Arizona.

La Peugeot 200 dell'esercito francese

La Peugeot 200 dell’esercito francese

 

Si chiamava X 200 AR la moto con cui la Peugeot ha provato a vincere l'appalto per l'esercito francese

Si chiamava X 200 AR la moto con cui la Peugeot ha provato a vincere l’appalto per l’esercito francese

 

La storia della RX e dell’Arizona

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

I destini della Gilera RV sono strettamente incrociati con quella della RX, la sorella fuoristrada. Le due moto, infatti, condividono la meccanica (motore e telaio) e restano uno dei più riusciti esempi di sinergia tra due modelli. Com’è noto, in campo automobilistico, è prassi comune utilizzare un unico pianale per dar vita a vetture diverse, molto differenziate nel tipo e nell’estetica. In campo motociclistico la cosa non è altrettanto agevole per via delle caratteristiche dinamiche del veicolo. E in effetti gli esempi si contano sulle dite di due mani.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

In Gilera ci sono riusciti molto bene e, cosa fondamentale, senza crisi di rigetto e senza far sembrare una la sorella povera dell’altra. La  RX, sviluppata e arrivata prima della RV sul mercato, aveva il difficile compito di sbaragliare la concorrenza mettendo in campo il meglio della tecnica motoristica. Una missione non facile: quando la enduro di Arcore è arrivata nelle concessionarie, le vendite erano dominate dalla Cagiva Aletta Rossa che era una specie di asso pigliatutto da quasi 1.000 pezzi al mese. Numeri che lasciavano le briciole ai concorrenti: la stessa Honda XL 125, svantaggiata dalla scarsa potenza del motore a quattro tempi, pur avendo un suo stuolo di appassionati, poteva solo sognare di vendere quanto la motocicletta con l’elefantino.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

 

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

 

La linea. Ad Arcore avevano le idee chiare. La moto non solo doveva essere bella per attirare i sedicenni, ma anche molto dotata per convincerli anche sul piano tecnico. Il design viene impostato da Paolo Martin, che traccia le linee di una elegante enduro capace di coniugare alla perfezione le due anime di queste due ruote: quella fuoristrada a quella stradale. Mentre si lavora sul prototipo di Martin, prende piede l’idea di fare anche una versione “africanizzata”, seguendo la moda dei grandi rally dell’epoca. Nasce così l’Arizona: inizialmente doveva avere un serbatoio di plastica di grande capacità, ma in seguito si ritenne più opportuno svilupparne uno di metallo, ritenuto meno dozzinale. Pertanto, a differenza della RX normale, l’Arizona è tutta “made in Gilera”. Il risultato, in entrambe le versioni, è una moto adulta, imponente, di aspetto molto più solido della Cagiva Aletta Rossa. Lanciata in bianco con sella nera (rossa sull’Arizona), sarà poi venduta in rosso (con sella nera o blu), nera (con sella rossa), gialla (con sella blu) e blu (con sella rossa). Le ultime due in pochissimi pezzi perché già a fine carriera.

La meccanica. Sulle caratteristiche del motore si è detto già tutto nella sezione che riguarda la RV. Pur essendo uguale a quello della sorella stradale, il motore della RX erogava qualche cavallo in meno per via dello scarico e della diversa taratura del carburatore, cosa che doveva consentirgli di guadagnare un po’ più di coppia in basso. I rapporti più corti, poi, facevano il resto, accentuando l’anima on/off della RX. Ciò che è meno noto agli appassionati, è che la RX ha avuto una sorellastra sfortunata. È la Peugeot X 125 LC, enduro che monta lo stesso motore della RX e che è la figlia dello sfortunato progetto della casa del Leone di accaparrarsi un appalto per l’esercito francese. Anche per la RX saranno sviluppate le versioni 200.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

La ciclistica merita qualche considerazione in più. I tecnici di Arcore, sotto la guida dell’ingegner Masut, hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per coniugare le esigenze di due moto apparentemente agli antipodi, una fuoristrada e una stradale. Scelte difficili anche considerando le misure delle ruote (21” davanti e 18” dietro per la RX; 16” davanti e 18” dietro per la RV) e della diversa forcella. Per questa ragione le geometrie scelte hanno mirato al conseguimento del miglior compromesso possibile, cosa che, in seguito, non è stata più fatta a partire dalla KK/KZ perché le stradali imponevano scelte sempre più radicali, non più condivisibili con le enduro. In ogni modo, la ciclistica della RX nasce senza difetti e nemmeno i test più estremi, come racconta Pierluigi Bertolucci, riescono a metterla in crisi.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

La componentistica. Del pentimento dell’ingegner Masut sull’impianto frenante della RX si è già detto. Solo una piccola pecca per una moto che, in tutti gli altri settori, eccelleva in modo prepotente, sovrastando non solo la concorrenza italiana, ma anche quella giapponese presa a riferimento. Tutta la moto si dimostra ben rifinita e costruita con cura e con materiali migliori della concorrenza. La strumentazione, sviluppata partendo da quella della Piaggio Cosa, è completa come mai prima di allora su una enduro e i comandi al manubrio, gli splendidi CEV illuminati, fanno il resto. L’indicatore di livello carburante è una chicca notevole per un sedicenne, così come l’avviamento elettrico. Insomma nulla viene lasciato al caso e l’affidabilità generale è l’ulteriore prova del livello costruttivo della  enduro Gilera.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Il mercato. Quando le RX e le Arizona arrivano nelle concessionarie, alla fine di marzo del 1984, c’è una sola regina per le strade: la Cagiva WSXT 125 Aletta Rossa. La casa varesina detiene il secondo posto del mercato dietro la Honda, ma comincia a sentire il fiato sul collo della Gilera. Nel primo mese completo di vendite, la RX immatricola 349 pezzi (385 in totale dalla fine di marzo) mentre l’Aletta Rossa 725 (3.675 dall’inizio dell’anno). Alla fine dell’84, con tre mesi in meno, la fuoristrada Gilera registra 6.475 immatricolazioni (più 2.674 RV) contro 13.652 Cagiva. Ma la casa di Arcore balza in avanti nella classifica costruttori tanto che l’anno dopo, praticamente con solo due modelli rispetto all’intera gamma della Cagiva, la Gilera sbaraglia il campo. RX missione compiuta!

Lo sviluppo della RV? Tutto liscio come l’olio

Quello di Pierluigi Bertolucci, “Berto” per gli amici, è un nome che ad Arcore ancora se lo ricordano. È stato il braccio destro dell’ing. Cecchelli al reparto sperimentazione. Per essere più precisi, Bertolucci era quello che sviluppava i prototipi facendoli diventare moto marcianti, coprendo tutti i passaggi che vanno dal primo esemplare alla produzione in serie. Lavorava alla Gilera nella famosa “Palazzina Nuova” , un edificio separato dal corpo principale della fabbrica che era la sede di “quelli della Sperimentale”. Qui si sviluppavano i nuovi modelli, si provavano i motori, allestivano i telai e si analizzavano  tutti i dati dei prototipi marcianti che accumulavano chilometri prima di dare il via libera alle catene di montaggio.

Lo abbiamo contattato perché è uno di quelli che ha svezzato, è proprio il caso di dire, la Gilera RV.  Perché dopo il modello di stile, bisogna pensare a come produrre in serie. “A quei tempi”, ci dice Bertolucci,  “i designer godevano di ampie libertà nel definire la linea di una moto e non sempre le esigenze dello stile si sposavano con quelle dell’industrializzazione e dell’ergonomia. Dopo che Martin ha definito il prototipo, abbiamo dovuto affinare e modificare alcune parti proprio per portarlo a una produzione in serie che tenesse anche in considerazione i costi. Siamo noi che ci siamo dovuti inventare come attaccare le varie parti, come farle combaciare e come renderle affidabili”.

“Lo sviluppo della RV”, prosegue  Bertolucci, “è andato liscio come l’olio, senza alcun intoppo. Questo perché pochi mesi prima avevamo messo n produzione la RX, che ne condivide la meccanica, per cui tutta la esperienza fatta con la sorella fuoristrada è servita a non commettere errori. Cito un episodio per spiegare meglio che cosa voglio dire. Un giorno, durante lo sviluppo della RX, chiesi a un collaudatore di fare un giro sul campetto di cross che avevamo vicino alla palazzina della Sperimentale con uno dei prototipi per vedere se il forcellone, così come era stato progettato, teneva. Un collaudo pesante, non fosse altro che per la stazza del tester, uno davvero grosso e pesante. Ebbene, dopo qualche giro tornò indietro con il forcellone piegato a banana proprio sotto l’asse trasversale della sospensione Monodrive. Ecco spiegato il motivo per cui ci sono dei rinforzi in quel punto, modifica che poi fu ovviamente estesa anche alla RV”.

Una RX 125 non ancora completa impegnata in fuoristrada. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Una RX 125 non ancora completa impegnata in fuoristrada. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Bertolucci ci svela anche il mistero dei numeri di telaio che partono da 1000: “Dopo aver fatto il primo telaio, gli montavamo la meccanica per vedere se tutto era a posto, sforzandoci di assemblare quanti più particolari definitivi possibile. Quelli che non avevamo ancora, perché magari il fornitore non li aveva ancora consegnati, venivano da noi fatti a mano riproducendo quelli definitivi. Di solito questa moto era quella che andava poi all’omologazione, mentre le successive, sempre più perfezionate, finivano in strada ad accumulare chilometri. Era consuetudine che partissimo con il numero 1000 di telaio. La numero 1001 andava all’omologazione, le 1002, 1003, 1004 e 1005 erano i primi prototipi marcianti. Alla Sperimentale tenevamo sempre per noi i primi numeri di telaio”.

E sempre in tema di retroscena, Bertolucci ne racconta anche altro: “Eravamo davvero bravi in quel reparto, soprattutto quando bisognava rifare a mano alcuni particolari delle moto. Avete presente la RV che compare nelle foto della brochure e della pubblicità? Quella famosa con i due ragazzi in tuta nero/rossa nel parco?  Alcuni pezzi di quella moto sono finti, cioè fatti da noi di legno. Questo perché era necessario anticipare il materiale promozionale rispetto alla produzione vera e propria. Guardate bene quelle foto e vi accorgerete che qualche dettaglio non quadra. Piccola parentesi: i due giovani ritratti sono due operai della catena di montaggio: lui si chiama Giancarlo Colombo ed era uno del montaggio poi diventato collaudatore, mentre il nome della ragazza, una operaia poi diventata centralinista, non lo ricordo.

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Tornando al discorso sulle capacità della Sperimentale, io stesso, per citare un altro episodio, dovetti far verniciare ben sette volte la carrozzeria provvisoria della RV 250 NGR che il giorno dopo, e sottolineo il giorno dopo, dovevamo portare al Salone di Milano. La fibra della carrozzerie prototipo era difficile da verniciare e ottenni un buon risultato solo al settimo tentativo, finendo a ora tarda”.

La RV 250 NGR esposta al Salone di Milano. Quella che ha fatto impazzire Bertolucci con i sette strati di vernice.

La RV 250 NGR esposta al Salone di Milano. Quella che ha fatto impazzire Bertolucci con i sette strati di vernice.

 

Ancora la NGR del Salone: chissà se Serena grandi ha gradito il "contatto" con la super verniciatura di Bertolucci

Ancora la NGR del Salone: chissà se Serena grandi ha gradito il “contatto” con la super verniciatura di Bertolucci

 

La bestia nera di Mandello del Lario

C’era una volta un prototipo. Non uno qualunque, ma uno speciale. Una moto su cui tecnici e ingegneri ci lavoravano con passione perché il progetto era ambizioso: una 350 bicilindrica a due tempi per dare scacco matto alle varie Yamaha RD giapponesi.

Non un bicilindrico qualunque però. Seguendo la moda di quel periodo nei gran premi, l’ingegner Lucio Masut e i suoi uomini realizzarono il prototipo di un motore con i cilindri messi in tandem, uno davanti all’altro, come se fosse una fetta del motore della Suzuki RG 500. Uno schema con due alberi motore ripreso dal Rotax 250, che era già presente sulla B125 da cross e che la stessa Suzuki riproporrà sulla sua RGV 250 Gamma (e Aprilia con lo stesso motore).

Nel 1986, quando questo prototipo fu allestito, tra le moto di serie solo la Kawasaki KR 250 aveva qualcosa di simile. Ad Arcore presero due cilindri della RV 200, gli piazzarono due valvole di scarico e infilarono il motore nel telaio di una Gilera KK, nascosto sotto la carenatura totale. Una moto, che a detta di tutti quelli che l’hanno vista e provata, aveva qualcosa di veramente fuori dal comune in quanto a prestazioni. L’ingegner Masut, che amava collaudare di persona i prototipi, usava questa bicilindrica per tornare a casa la sera, in quel di Mandello del Lario. Nel volgere di poco tempo, quella strana KK con due scarichi divenne la bestia nera dei motociclisti che avevano la sfortuna di incontrarla sulle rive del lago. Chissà che faccia avrebbero fatto se avessero saputo di essere stati seminati da Masut e dal suo strano prototipo.

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Tornati a Vizzola dopo 30 anni

Il 10 luglio 1984 Motociclismo prova sulla pista Pirelli di Vizzola Ticino la Gilera RV 125. I risultati di quella giornata saranno poi resi noti sul numero di settembre dello stesso anno. Ad accompagnare l’allora nuovissima moto di Arcore ci sono l’ingegner Daniele Secchi e Angelo Villa della famosa “Sperimentale” di Arcore.

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Noi di gilerarv200.it, 30 anni dopo, abbiamo riportato la Gilera RV 125 a Vizzola Ticino, ma questa volta in compagnia della sorella maggiore RV 200 e della RV30, la versione speciale del trentennale. Eravamo lì perché un noto giornale del settore sta preparando un articolo proprio sulla nostra beniamina.

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Le nostre RV sulla pista di Vizzola Ticino 30 anni dopo la prova di Motociclismo

Purtroppo l’ing. Secchi non è potuto venire per precedenti impegni e Angelo Villa, per anni una delle colonne portanti del Registro Storico Gilera, ci ha lasciati. A rappresentare la “banda della Sperimentale” c’era però un valoroso tecnico che ci ha fatto il grande onore di presenziare, ma per il momento non vi possiamo svelare il suo nome.

 

Curare la carrozzeria

Ecco le cose da sapere per un look impeccabile

Se la vostra RV è rossa, grigia oppure nera, può essere necessario riverniciare le parti per eliminare le tracce del tempo. Se invece è bianca, dovete…riverniciarla lo stesso. Questo perché la livrea bianca (più correttamente Avopan) era ottenuta sfruttando il bianco naturale della plastica: solo il serbatoio era verniciato. Trattandosi di roba di 30 anni fa, i pezzi devono essere ripuliti, attentamente verificati (possono esserci delle crepe) e trattati con aggrappante e fondi adatti prima della verniciatura. Attenzione: una verniciatura rispettosa delle caratteristiche originali dev’essere fatta con vernice a lucido diretto, senza trasparente. Ma non tutti i carrozzieri possono però farla a causa delle norme sull’inquinamento.

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Cupoino in versione Avopan. Il tipo di bianco è importante e purtroppo ne esistono vari di tonalità diverse, la cui formula cambia a seconda del produttore. Fate sempre riferimento alle mazzette delle tinte Piaggio/Gilera degli annoi 80.

IMG_3324 gilera rv fabio 026 IMG_3163 carrozzeria

Prima di ogni intervento, dalle parti di plastica devono essere asportati tutti i gommini e silent block, aiutandovi con un attrezzo di plastica per non rovinarli. Se si presentano eccessivamente duri, lasciateli una notte immersi nel grasso di silicone: torneranno come nuovi.

La sella può essere trattata con sgrassanti anche potenti (chante clair, fulcron) e spazzolata energicamente con setole di nylon a patto di non toccare la scritta bianca Gilera sulla coda che, essendo serigrafata, può cancellarsi. In caso di tagli o strappi, vi potete rivolgere a un tappezziere specializzato che ve la rifarà quasi uguale per un’ottantina di euro. Non dimenticate di portargli il campione.

Dopo aver ritirato i pezzi dal carrozziere, effettuate un montaggio per verificare se tutte le parti combaciano lasciando le giuste arie tra i componenti. Nel caso del codino e dei fianchetti del radiatore, eventuali disallineamenti possono essere corretti deformando leggermente i supporti di lamiera. Fate molte fotografie e prendete appunti sulla posizione dei pezzi: vi saranno utili nella successiva fase di posa degli adesivi.

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Se decidete di riparare qualche parte, assicuratevi che la giunzione sia rinforzata con elementi metallici (graffe) o vetroresina. Non lasciate che la fusione a caldo sia l’unico tipo di unione: le vibrazioni la farebbero rompere. Massima attenzione, poi, nella stesura e carteggio dello stucco che userete per coprire la riparazione, prima della verniciatura.

Gli adesivi sono una parte molto delicata del lavoro. Essendo molto estesi, ci vuole un po’ di pelo sullo stomaco per applicarli correttamente. Molto difficile trovare ancora un kit di quelli originali e l’unica maniera per procurarseli è quella di comperare delle repliche. Ma non prendete una replica qualsiasi, prendeteli solo di qualità. Questo perché non solo è importante la forma e l’accuratezza dei tagli delle lettere e delle scritte, ma anche il vinile di cui sono fatti. Le riproduzioni migliori, inoltre, vi danno anche la serie completa degli adesivi di servizio, cioè quelli di avviso sul serbatoio, forcellone, fiancatine eccetera. Per completezza d’informazione, vi diciamo che l’applicazione degli adesivi va fatta con il metodo ad acqua saponata e spatola. Su internet ci sono vari video che fanno vedere come si fa. Per questo specifico argomento, vi rimandiamo anche all’apposito articolo: http://www.gilerarv200.it/il-problema-degli-adesivi/

 

Una RV per Easy Rider

Tomas è uno dei nostri, uno che con la RV scorazzava a 16 anni a Udine e dintorni. Quello che però lo distingueva dagli altri suoi coetanei era l’anima libera. In altre parole, mentre l’errevuista medio sognava i circuiti del motomondiale per emulare le gesta di Roberts, Spencer, Lawson, Mamola, Gardner e Haslam, giusto per citare i primi che vengono in mente, Tomas aveva in testa i grandi spazi americani, Peter Fonda e Dennis Hopper di Easy Rider.

Lo abbiamo conosciuto qualche tempo fa perché aveva messo in vendita alcuni pezzi della RV, gli ultimi che gli erano rimasti dopo averla rottamata. Potete però immaginare il nostro stupore quando ci ha detto che in realtà la sua RV era diventata un chopper. Oggi Tomas è un grande appassionato del mondo Harley e si diverte a customizzare i bestioni di Milwaukee, ma allora le sue possibilità ruotavano intorno alla RV e la base da trasformare non poteva che essere quella. Bene, sicome è una persona davvero simpatica e disponibile, non si è tirato indietro quando gli abbiamo chiesto le prove di quello che diceva. Ed ecco la RV di Tomas com’era e com’è diventata. Che dire: crediamo che abbia fatto un gran lavoro considerati i mezzi e la giovane età e, almeno sinora, una RV così modificata non l’avevamo mai vista. Bravo Tomas e grazie dei tuoi preziosi ricordi.

La RV 125 di Tomas prima della trasformazione

La RV 125 di Tomas prima della trasformazione

Ed eccolo il nostro Tomas in sella al suo sogno, il chopper per sentirsi Easy Rider. Ma sotto sotto pur sempre la nostra amata 125

Ed eccolo il nostro Tomas in sella al suo sogno, la Rv che diventa un chopper alla Easy Rider

 

La RV? Avrei voluto freni ancora migliori

Nella nostra chiacchierata con il leggendario ingegner Lucio Masut sono emersi alcuni retroscena interessanti. Il primo aspetto riguarda la genesi del progetto: RV e RX dovevano avere quante più parti in comune per contenere i costi. A un certo punto si era pensato addirittura al modo di rendere compatibili gli attacchi delle carrozzerie al telaio, soluzione poi abbandonata.

L'ing. Masut durante la nostra intervista

L’ing. Masut durante la nostra intervista

E sempre per una questione di costi, in Gilera sono stati costretti a scendere a qualche compromesso sui freni. Lucio Masut, rivedendo 30 anni dopo il progetto che ha diretto, non ha alcun problema a dire che la RX avrebbe meritato un freno anteriore molto più efficace e che sulla RV, forse, si poteva fare qualcosa in più a livello comandi-leve e impianto frenante. Non lo ha detto apertamente, ma dopo aver visto le foto dei prototipi, noi di gilerarv200 pensiamo che la RV poteva essere dotata di doppio disco anteriore, forse disponibile come optional. Le immagini della moto di preserie che trovate sulla brochure, rivelano che era stato previsto uno sdoppiatore per i tubi proprio sotto il cupolino, abbandonato quando è stato poi deliberato il monodisco.

Su questa RV di preserie, è presente uno sdoppiatore sotto il cupolino che doveva servire per montare un doppio disco. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Su questa RV di preserie, è presente uno sdoppiatore sotto il cupolino che doveva servire per montare un doppio disco.
ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Insomma, come spesso succede, i desideri dei progettisti vanno a scontrarsi con i costi di produzione che influiscono sulla redditività del progetto e a qualche (più di uno) compromesso bisogna arrivare. Per esempio, l’ingegner Masut ha confermato l’esistenza di un prototipo fatto montando un bicilindrico 2 tempi 350 all’interno di una KK. Una moto con la quale lo stesso ingegnere tornava spesso a casa, divertendosi a seminare moto ben più grosse sulla stradine intorno a Lecco. Poi, siccome i commerciali dicevano che non se la sarebbe comprata nessuno, il progetto è stato abortito. Ma a Masut quella moto piaceva, eccome.

L'ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

L’ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

 Nota per gli appassionati: ci sono state un sacco di illazioni intorno a questo progetto. Abbiamo trovato notizie tra le più disparate sia in merito alla cilindrata (300 cc o 400 cc) sia in merito alla disposizione dei cilindri (frontemarcia tipo Yamaha RD o a V tipo Honda NS). La moto comunque è esistita tanto che fu fotografata anche da Motociclismo (e finì in copertina su Tuttomoto), che colse di sorpresa un paio di collaudatori con questa strana KK con due scarichi. L’ing. Masut è sinora la fonte più autorevole in circolazione: lui dice che si trattava di una 350 cc con i cilindri disposti in tandem, uno davanti all’altro, con due alberi motore. Uno schema in tutto e per tutto analogo a quello della Kawasaki KR 250 e del motore Rotax.

 

Mettiamo le mani sul motore

Il motore: il cuore della RV

Prima di asportare il motore dalla culla del telaio, dovrete già aver deciso quali interventi effettuare. Quelli di routine riguardano il cambio d’olio, la sostituzione del liquido refrigerante, la sostituzione delle fasce elastiche e il cambio dei dischi frizione. Anche se il motore gira bene e avete deciso di non aprirlo, consigliamo di cambiare sempre l’olio e il fluido di raffreddamento. Circa quest’ultimo, è opportuno riempire il circuito con acqua distillata, far girare 5 minuti il motore e scaricare in modo da sciacquare l’impianto. Poi si potrà procedere al riempimento con il fluido definitivo.

La sostituzione delle fasce elastiche si rende necessaria quando la loro usura ha raggiunto i limiti di tolleranza (consultare il manuale d’officina). Il ricambio può essere acquistato sia su internet sia presso ricambisti molto ben forniti: se ci si rivolge a questi ultimi, è sempre opportuno portare cilindro e pistone come campione.

Già dal collettore di scarico è possibile farsi un'idea delle condizioni delle fasce

Già dal collettore di scarico è possibile farsi un’idea delle condizioni delle fasce

Pistone con segni che evidenziano fasce molto consumate

Pistone con segni che evidenziano fasce molto consumate

 

Dopo aver smontato cilindro e pistone, verificate attentamente le superfici. Se il cilindro appare rigato superficialmente, portatelo da uno specialista per la lappatura. Attenzione: il cilindro della RV è di alluminio con riporto duro metallico che non può essere rettificato, ma solo lappato. Fate riferimento al manuale d’officina se è necessario cambiare il pistone con uno avente tolleranza inferiore.

Il pistone prima della pulizia

Il pistone prima della pulizia

Cambiare la frizione non è difficile ed è alle portata di chiunque abbia un minimo di attrezzature e manualità. I dischi della frizione vanno inseriti secondo una determinata sequenza (e verso) rispettando l’alternanza fra dischi condotti e dischi conduttori. Piccolo trucco: dopo aver tolto il piattello, asportate il pacco frizione e immediatamente bloccatelo con una fascetta di plastica: in questo modo potete copiare la disposizione ed evitare errori. Nessun problema circa la reperibilità del ricambio: li si trova sia originali che si concorrenza. In caso di dubbi, rivolgetevi al vostro meccanico di fiducia: è una operazione semplice e non vi chiederà molti soldi. Anche in questo caso è opportuno fare riferimento al manuale d’officina per i dettagli.

Il carter lato frizione. Il pacco è già stato smontato

Il carter lato frizione. Il pacco è già stato smontato

Alcuni motori potrebbero avere bisogno di una revisione più profonda, soprattutto all’imbiellaggio. Purtroppo questa è una operazione che non si può fare da soli ed è necessario rivolgersi al meccanico. Inoltre è necessario smontare completamente il motore. La buona notizia è che con un imbiellaggio nuovo di zecca, la moto torna davvero a una seconda vita e il motore è più pimpante.

Un occhio particolare merita il termostato, che si trova all’interno del bulbo sulla testata. Qui un piccolo pistoncino lavora su un piattello trattenuto da una molla. Con il calore, il pistoncino si allunga sposta il piattello e aumenta la portata dell’acqua. Per verificare il funzionamento, misurate la lunghezza a freddo e poi dopo averlo immerso in un tegamino di acqua calda: deve allungarsi. Se avete dubbi oppure non funziona, rimontate il bulbo senza la valvola, cioè senza il piattello, la molla e il pistoncino. Sostituite senza esitare i tubi che non danno affidamento o presentano lacerazioni. Cercate per quanto possibile di riutilizzare le fascette originali perché quelle a vite rovinano il tubo (e non erano previste dalla Gilera!). Le fascette tipo le originali sono reperibili sul mercato.

Motore ultimato: si collega l'impianto elettrico, quello di lubrificazione e quello di raffreddamento

Motore ultimato: si collega l’impianto elettrico, quello di lubrificazione e quello di raffreddamento

Attenzione: il carburatore è fondamentale per il buon funzionamento del motore. Smontatelo e ripulitelo tutto con gli appositi prodotti da eventuali morchie accumulate, soprattutto nella vaschetta. Dopo aver smontato il galleggiante, mettetelo in un recipiente di acqua per verificare che non abbia crepe (ovviamente deve galleggiare). Ogni pezzo va poi attentamente soffiato col compressore. Per evitare di impazzire con la messa a punto della moto, è opportuno cambiare tutte le guarnizioni di tenuta (i kit per Dell’Orto PHBH sono ancora in vendita) e verificare che sia il collettore del pacco lamellare sia quello del filtro aria facciano tenuta e non lascino passare aria. Sollevate il pacco lamellare verso una fonte di luce e guardateci dentro: tra le lamelle e la loro battuta non deve filtrare alcuna luminosità.

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Nel rimontaggio del motore è sempre opportuno mettere guarnizioni nuove. Attenzione: ci sono in commercio kit di guarnizioni che riproducono le originali, ma talvolta la dimensioni di alcune di queste non sono esatte. Per montarle è opportuno bagnarle e adattarle a mano con molta pazienza per evitare di strapparle. Nel caso della guarnizione della testa, se durante lo smontaggio siete riusciti a preservarla, potete riutilizzarla. Ma se si è rovinata anche di poco, cambiatela senza pensarci due volte. Ricordatevi che non tutte le guarnizioni della testa sono uguali: sono di tre tipi e si distinguono per lo spessore, dal più piccolo al più grande. La guarnizione più sottile ha sul bordo una sola tacca dentellata, due tacche quella intermedia e tre tacche quella più spessa. Rimettete sempre la guarnizione dello stesso tipo di quella che togliete se non volete far danni seri al motore. Attenzione: dovendo cambiare anche la guarnizione di base del cilindro, è possibile che lo spessore della guarnizione di testa originale non sia più valido. Fate riferimento al manuale per la misurazione del corretto head space.

Pulite con attenzione l’imbocco della marmitta: eventuali depositi carboniosi posso impedire la corretta tenuta e favorire sfiati. Ve ne accorgete perché il motore si sporca tutto di olio. È opportuno utilizzare un sigillante ad alte temperature per prevenire le perdite.

Come regola generale, consigliamo di usare la massima pulizia su ogni organo, aiutandosi con un brake cleaner spray (se ne trovano di buoni a poco prezzo). Per pulire, usate la carta solo dove siete sicuri di avere accesso per rimuovere eventuali residui o frammenti. Meglio usare stracci di cotone: potete riciclare vecchie t-shirt (ma non le nostre, mi raccomando).

E veniamo a una questione “di superficie” ma non secondaria: l’estetica del motore. Se la vernice è rovinata, avete due strade. Quella drastica (alla Stefano) e quella conservativa (alla Cosimo). Nel primo caso, appurato che è impossibile rifare la stessa identica verniciatura a polvere, così come mamma Gilera l’ha fatta, bisogna usare apposite vernici semilucide che imitano abbastanza bene l’effetto. Non prima di aver dato un fondo resistente ad alte temperature.

Motore di Stefano trattato ocn fondo ad alta temperatura

Motore di Stefano trattato ocn fondo ad alta temperatura

Se invece la vernice del motore è rovinata solo in parte, è possibile fare delle correzioni con smalto ad alta temperatura, sfumando le parti per amalgamarle. In questo caso è opportuno scegliere con attenzione i posti dove effettuare le sovrapposizioni dei colori e le sfumature per avere la migliore resa estetica.

Verniciatura conservativa di Cosimo: solo le parti più rovinate sono state ripristinate sfumando la tinta

Verniciatura conservativa di Cosimo: solo le parti più rovinate sono state ripristinate sfumando la tinta

Ripristino conservativo dello spigolo della testa

Ripristino conservativo dello spigolo della testa

 

 

Conoscere una leggenda

Riconoscete quest’uomo? Probabilmente no. Ma se siete dei veri appassionati di Gilera e se come noi, negli anni 80, vi nutirivate di benzina e giornali, allora avrete certamente sentito parlare di lui.

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l’ing. Lucio Masut

Quest’uomo è il leggendario ingegner Lucio Masut, che per buona parte degli anni 80 è stato il direttore tecnico della Gilera ad Arcore prima di diventarlo di tutta la Piaggio. Per chi non lo sapesse, l’ing. Masut è la mente che ha ispirato, pensato, seguito e sviluppato la maggior parte delle Gilera che noi tanto amiamo, a due e a quattro tempi. E, ovviamente, è anche colui al quale si deve la nascita della RV.

Noi di gilerarv200.it abbiamo avuto il piacere (e l’onore) di incontrarlo e di fargli alcune domande sulla nostra amata motocicletta. L’ingegnere non si è certo risparmiato e ci ha raccontato un sacco di retroscena ed espisodi, storie che abbiamo fissato nella nostra mente e che custodiremo per sempre dentro di noi a ricordo di questo incredibile incontro.

Oggi l’ing. Masut è il presidente di Pontlab, un laboratorio che si occupa di analisi dei più disparati materiali e composti. Ma quando noi eravamo dei ragazzini, era lui che compiva la magia di far passare una motocicletta dal disegno al tecnigrafo alla linea di produzione. Tutta la meccanica e la ciclistica della RV è roba sua. Un lavoro che è coinciso con la magica stagione delle 125 stradali più belle del mondo e che il nostro ingegnere ha saputo interpretare da vero motociclista quale egli è.

Dal nostro incontro è nata anche una piccola intervista, un video che metteremo quanto prima online a disposizione di tutti gli appassionati. Perché non puoi amare la RV se non conosci chi l’ha fatta. Grazie ingegnere!

Organizzarsi per il restauro della RV

Fasi preliminari e metodologia

Il restauro di un qualcosa è un emozione, ancor di più se quel qualcosa ha significato speciale legato a un periodo importante nella tua vita.

Prima di iniziare bisogna essere convinti di quello che si vuole fare, ma soprattutto essere certi di arrivare fino alla fine: la strada è lunga e piena di sorprese, bisogna essere pronti a reagire positivamente davanti ad ogni ostacolo, piccolo o grande che sia.

Una volta acquistata la moto, per prima cosa verificare le condizioni del mezzo quindi avviare il motore e provare a fare un giro. Serve per farsi un’idea dei lavori di meccanica da fare. Se non siete pratici fate ascoltare il rumore del motore a un esperto, magari il vostro meccanico di fiducia.

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A questo punto dovete decidere se il restauro che volete fare dev’essere completo e totale oppure il più possibile conservativo. Nel primo caso la moto andrà smontata completamente. Nel secondo caso solo le parti da ripristinare. Per esempio, se il telaio appare con una verniciatura in buone condizioni, che ha bisogno solo di una ripassata con la pasta abrasiva, potete anche evitare di smontare completamente l’impianto elettrico: basterà un’accurata pulizia.

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Una volta deciso il tipo di restauro, bisogna procedere allo smontaggio seguendo alcune utili regolette. A vostra discrezione valutare se è opportuno, prima di cominciare, lavare a fondo la moto con una idropulitrice.

1) Fotografate la moto da varie angolazioni durante lo smontaggio di ogni singolo pezzo: vi aiuterà nel rimontaggio.

2) Prendere più informazioni possibili sulla moto , procurandovi il manuale dei ricambi e d’officina (gilerarv200.it li fornisce gratuitamente in PDF).

3) Procurarsi delle scatole trasparenti di varie dimensioni dove riporre il materiale (oppure sacchetti di plastica trasparente), dividendolo secondo l’appartenenza (ciclistica/motore/carrozzeria). È opportuno inserire nelle scatole/buste dei bigliettini con una descrizione del contenuto.

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4) Una volta smontata la carrozzeria, effettuare un controllo minuzioso della moto partendo dalla parte posteriore alta , poi passare sul forcellone  motore e avantreno e verificare la presenza di eventuali tracce di ruggine o crepe.

5) Se decidete per il restauro completo e dovete smontare l’impianto elettrico, fare moltissime foto al cablaggio soprattutto su come è montato, gli spinotti e le masse, la posizione delle fascette.

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6) Organizzate gli spazi dove metterete i vari pezzi dopo lo smontaggio. Il nostro consiglio è quello di usare cartoni o gavoni di plastica. In una serie i pezzi da sistemare, nell’altra quelli a posto pronti per il montaggio.

7) Procuratevi un rotolo di nastro di carta da carrozzieri e usatelo per creare delle etichette su cui, con un pennarello, scriverete la funzione/posizione/orientamento eccetera del pezzo.

Sin qui tutto quello che riguarda l’organizzazione del lavoro.

Guida all’acquisto della RV

Se non siete così fortunati da aver conservato la vostra RV dell’epoca, dovete giocoforza guardarvi in giro e cercare l’esemplare che meglio soddisfa le vostre esigenze. E non sempre si può trovarlo a poca distanza da casa: nel costo dell’acquisto, infatti, non dimenticate di conteggiare con precisione le spese del  trasporto per valutare la convenienza dell’affare.

In ogni modo, una volta individuata la RV giusta, le cose da guardare subito sono:

1 ) Verificare che la motocicletta abbia tutti i documenti in regola (bolli pagati, libretto, Cdp o foglio complementare). Un punto in più se c’è anche il libretto di uso e manutenzione e la trousse dei ferri.

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2 ) Verificare che il motore si avvii e giri al minimo con regolarità,facendo poco rumore di meccanica (attenzione se tirando la frizione il rumore aumenta è normale).

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3) Verificare che l’impianto elettrico funzioni correttamente: luci, clacson, indicatori di direzione e motorino d’avviamento. Per questa verifica è sufficiente la batteria di uno scooter se quella montata sulla RV non funziona.

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4) Togliere la sella e controllare che la parte posteriore del telaio non sia stata saldata perché montava un portapacchi. Sotto la sella, guardare con attenzione l’aspetto del cablaggio e degli accessori per farsi un’idea dello stato d’uso della moto.

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5) Controllare che il cupolino anteriore non abbia crepe intorno al fanale e in corrispondenza del coperchio del serbatoio del liquido freni sul comando di destra. Una occhiata al di sotto del muso servirà poi per verificare che l’attacco inferiore sia integro. Ricordate che un cupolino rotto abbassa di molto il valore complessivo.

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6) Controllare che le altre plastiche siano integre. Gli specchi di riferimento della RV sono i Vitaloni: se li trovate, assicuratevi che siano sani. Eventuali pezzi rotti abbassano il valore della moto e gli specchi sono difficili da trovare.

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7) Controllare che nel serbatoio non ci siano tracce di ruggine, meglio se usate una piccola torcia a batteria per guardare dentro. Piccole ammaccature possono essere tollerate. Verificate che il tappo si apra e chiuda correttamente con la sua chiave.

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8) Controllare lo stato delle gomme. Se sono la Pirelli MT15 Mandrake sono ancora le originali. Per motivi di sicurezza, noi consigliamo comunque di sostituirle in un secondo tempo con altre aventi una scolpitura vintage, ma di nuova produzione.

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Se la moto è in Lombardia, il gruppo è disposto a fare una perizia gratuita. Gratis ovviamente.

Un gradito omaggio

In occasione della Mostra Scambio di Novegro, dove esponiamo una delle nostre Gilera RV, Massimo Porta, il vicepresidente del Registro Storico Testi, ha donato al nostro sito una copia del libro “Velomotor Testi, una lunga storia finita troppo presto”. E siccome il detto “non si finisce mai d’imparare” è sempre valido, siamo rimasti impressionati dalla storia e dalla genialità di Erio Testi, il patron dell’omonima casa motociclistica. Una storia che, da veri motociclisti, non potevamo che apprezzare.

Il nostro Stefano riceve da Massimo Porta il libro.

Il nostro Stefano riceve da Massimo Porta il libro.

La RV dai cerchi rossi

Mi chiamo Luca e abito in provincia di Pistoia e precisamente a Monsummano Terme. La mia passione per il marchio Gilera nasce nel lontano 1984 quando, al famoso “Bar Rolando”, arrivò Massimiliano (conosciuto come il Ciuci) con la sua RV 125 nuova fiammante: era per me la copia in miniatura dell’Honda VF 400 e io ne rimasi estasiato. Purtroppo avevo solo 14 anni e dovevo accontentarmi del mio Boxer Piaggio e della sua velocità massima di 40km/h.

I due anni che mi dividevano dall’agognato 125 ci misero un secolo a passare. Quando finalmente nel 1986 compii gli anni, il mondo mi cadde addosso. Il mio amico Armando, in sella al suo Garelli GTA nuovo fiammante,  perse la vita a soli 17 anni (era nato nel 1969) e lasciò un grande vuoto nella nostra comunità e nella sua famiglia. La tragedia scosse anche mia madre che arrivò al punto di dire: “se una moto entra in questa casa io ne uscirò.

Passò ancora un anno. In sella al mio Malaguti Fifty Top mi sentivo recluso e pur avendo ancora vivo il ricordo del mio amico, volevo a tutti i costi il mio due tempi, così nel Maggio 1987, quando mi avviavo a compiere i 17, scoprii che un concessionario della provincia di Pisa, essendo uscite da pocole KZ e le KK, svendeva delle RV nuove da immatricolare. Erano solo bianche, ma il prezzo di 1.700.000 lire era più che buono. Io lavoravo e i soldi li avevo: convinsi mia madre e l’RV fu mia. Unico episodio da ricordare in negativo fu il grippaggio del cilindro a circa 140 km/h, ma non era colpa della Gilera: avevo montato un 160 Polini con rispettivo scarico Giannelli e il motore girava a 9500 giri. Mio padre, in buona fede, volle rabboccarmi il serbatoio dell’olio miscelatore con dell’olio usato da lui per fare la miscela all’ape Piaggio e quindi……

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Il resto della storia sono tutti fantastici ricordi, mai una caduta (per fortuna) e…che dire: la mia RV è ancora mia al sicuro nel garage e anche se di anni ne sono passati ben 27, il suo rombo allieta sempre le mie orecchie e l’odore del Castrol TTS rigenera ancora le mie narici.

Un grazie a tutti i ragazzi del gruppo e in particolar modo a Stefano Calestani e Andrea Tovoli per i tanti supporti datami nei momenti del bisogno e non. Buone pieghe a tutti.

Luca

ps: lo so che cosa state pensando. E la storia dei cerchi rossi? Va bene, va bene, non me ne sono dimenticato, ve la racconto. A un certo punto avevo deciso di personalizzare la RV, volevo che fosse diversa dalle altre, solo mia. E, non per vantarmi, me la cavavo davvero bene con la pistola a spruzzo. Decisi così di tirare giù le ruote e verniciare di rosso i cerchi. La leggenda è nata così: dalla mia voglia di originalità e dal fatto che non so stare con le mani in mano. Mi sarebbe piaciuto avere più foto di quell’epoca spensierata, ma mia madre ha fatto sparire tutto…

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Luca in versione relax, ma…

..a bordo della sua RV dai cerchi rossi si trasforma.

..a bordo della sua RV dai cerchi rossi si trasforma.

 

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NATO VENT’ANNI DOPO

Mi chiamo Giacomo, sono nato nel 1991 e risiedo in una frazione della provincia di Bologna. Da sempre ho avuto la passione per le moto anni 80, in particolare per il genere enduro. Ahimè non ho potuto vivere i mitici anni 80 essendo “nato vent’anni dopo”, come dice Francesco Patti.

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Ho iniziato quattordicenne ad affacciarmi alle moto e ai motori e invece di prendere uno scooter (come la maggior parte dei miei amici) ho acquistato una HONDA XL 125 prima serie del 1984. I modelli GILERA (RV, RX, KK, KZ, eccetera) anni 80 li conoscevo dalla lettura e dalle prove comparative dei MOTOSPRINT, riviste acquistate a quell’epoca da mia madre, che tutt’ora li conserva gelosamente.

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Il mio primo incontro con un modello GILERA RX 125 ARIZONA è avvenuto nell’estate del 2007 quando ero sedicenne…si trovava in fondo ad un container completamente ricoperta dalla polvere e incastrata tra pesanti riduttori…………fu amore a prima vista!!!

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Dopo 2 giorni di lavoro, di cui il primo solo per liberarla dagli ostacoli, sono riuscito a riavviarla dopo 10-15 anni di fermo. Il proprietario aveva intenzione di disfarsene (essendo stata demolita) e al modico prezzo di un “coniglio” (fornito da mio nonno) ne sono venuto in possesso. Dopo cinque anni questa moto la continuo ad apprezzare nonostante l’abbia utilizzata solo in campagna da mio nonno Elio detto “nonno PIPPO”.

A febbraio 2013, guardando su internet, ho trovato un GILERA RX ARIZONA 125 bianco, Targato MO in vendita con tutti i documenti regolari, ho prontamente telefonato all’inserzionista proprietario fissando un appuntamento. L’RX non circolava dal 1991 (mio anno di nascita) e da allora non è mai più stata avviata, i topi avevano rosicchiato i fili elettrici e parte del sedile, le parti metalliche erano compromesse causa la lunga esposizione all’umidità e il motore era bloccato causa il lungo digiuno dall’accensione. Solo un matto come me l’avrebbe potuta comperare….

Il proprietario “ormai padre di famiglia”, sorpreso dalla mia giovane età, durante il colloquio mi ha confidato tutte le avventure fatte in sella alla GILERA RX e rassicurato che fino all’uso la moto funzionava bene ed era esente da difetti. Dopo averla acquistata ho iniziato lo smontaggio delle due RX Arizona e la ricerca dei ricambi, durante il periodo di ristrutturazione mi sono talmente immerso nei lavori che più di una volta Giorgia (la mia ragazza) mi ha dovuto portare da mangiare nell’autorimessa-officina…..altrimenti sarei potuto svenire.

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Tutto ciò per dimostrare quanto è grande la mia passione per il restauro, contagiata a Giorgia, neo acquirente anch’essa di una moto 125 anni 80. Lo scorso Novembre assieme a Giorgia abbiamo partecipato alla fiera di Novegro, a seguito di invito, dove abbiamo potuto conoscere ad uno ad uno i membri del gruppo Gilerarv200.it.

Mi ha sorpreso positivamente l’interesse mostrato da tante persone per tutto quello che il piccolo stand aveva da offrire……fiore all’occhiello la “GILERA RV 30 anniversary”, restaurata per celebrare il 30esimo anniversario dei modelli RV. Questo evento ha permesso ai membri del gruppo, residenti in varie parti d’Italia, di conoscersi e trascorrere una piacevole giornata ricordando e sognando i mitici anni 80, concluso con una cena in cui il numero dei partecipanti era 13..numero fortunato!!

Gilera Geniale

G & G (Giacomo e Giorgia)

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Pronti a darti una mano

C’è grande fermento intorno al mondo della Gilera RV. Nuove iniziative, eventi e manifestazioni legate a questa motocicletta che amiamo tanto. Se volete far parte di questo mondo oppure soltanto essere messi al corrente di quello che faremo, scriveteci. Se invece siete alle prese con un acquisto, un restauro o semplicemente avete curiosità, scriveteci ugualmente: saremo ben felici di aiutarvi. A tutti coloro che ci contatteranno, regaleremo uno dei nostri adesivi. A presto.

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ADESIVO SERBATOIO

Compro una RV? Perché no!

La Gilera RV, che sia la 125, la 200 o la massima evoluzione 250 NGR, è un modello destinato a rivalutarsi. Lo diciamo perché, storicamente, chi arriva per primo viene sempre premiato. In altre parole, la RV ha interesse storico perché è stata la prima 125 moderna che ha lanciato la corsa delle sportive stradali. La Gilera RV è la prima 125 in assoluto su cui puoi trovare tutto il meglio della tecnica dell’epoca: ammissione lamellare, motore con contralbero di bilanciamento, avviamento elettrico, raffreddamento ad acqua con pompa di circolazione, lubrificazione con miscelatore separato, cambio a 6 marce con rapporti sempre in presa, ruota anteriore da 16 pollici, gomme di dimensione generosa, sospensione posteriore monoammortizztore progressivo.

Prima di lei nessun’altra moto poteva vantare un simile bagaglio tecnico. Ma non c’è solo la tecnica. La RV ha il suo posto nella storia del motociclismo perché è la prima motoleggera concepita come una moto di cilindrata più grossa, il primo modello costruito secondo criteri di affidabilità e standard. E questi sono fatti, non partigianeria: chi nega questo primato tecnologico e storico mente o per ignoranza o per malafede.

Viene però da chiedersi: vale la pena investire del denaro per tenere in casa una di queste motociclette? Attualmente è possibile attribuire un valore di circa 1500 euro per una RV perfettamente restaurata o correttamente conservata. Nel secondo caso, per correttamente conservato s’intende una moto che ha visto poca luce del sole, perché se è bianca avrà le plastiche ingiallite e i fondini della strumentazione scoloriti. Le rosse poi tenderanno al chiaro. Difficile, se non impossibile trovarla così dopo 30 anni, a meno che non sia un fondo di magazzino. E questo a prescindere dal motore, che deve comunque girare come un orologio svizzero.

Quindi, giocoforza, oltre all’acquisto della moto bisogna mettere in preventivo altro denaro per il ripristino e, come l’esperienza dei frequentatori di questo sito insegna, spesso il totale della spesa, cioè moto più restauro, supera il valore di mercato. Allora, se la RV ha un significato particolare per voi, non ne farete una questione di soldi, anche perché le cifre, in valore assoluto, sono alla portata di tutti. Quando c’è gente disposta a pagare 800 euro per un Iphone che dopo sei mesi ne vale la metà, capite che ci possono anche essere persone che possono spendere 1000 euro per una moto di 30 anni fa che, invece di perdere valore, si rivaluta col tempo. Ecco, il punto è questo. La RV si rivaluterà perché è la prima e, da questo punto di vista, merita di essere accolta nel vostro garage: un’ impagabile ventata di bei ricordi che, di questi tempi, non fa mai male.

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Ed erano gli anni 80

È passato un po’ di tempo….

Il tempo in cui non esistevano i cellulari e telefonavi alla tua ragazza dalla cabina vicino casa, per avere un po di intimità e non farti sfottere da fratelli o sorelle. Prendevi freddo e dovevi aspettare che quello prima di te finisse la telefonata.

Sam nel cortile di casa

Sam nel cortile di casa

Era una tiepida sera di Maggio.
Ero felice. Ero emozionata perché, quella sera, mi trovavo fuori dall’Arena ad ascoltare George Michael e sarebbe  passato in moto il ragazzo che mi piaceva…

Il concerto era stato bellissimo e finalmente, mentre continuavo a guardarmi intorno, ho sentito il rombo del motore della sua moto, una Gilera RV 125. Abbiamo chiacchierato un po impacciati, eravamo proprio due ragazzini…
Era la prima volta che uscivo con un ragazzo. Con la moto, mi ha portata a prendere un gelato.

Che bello andare in moto! Mi piaceva tantissimo. Avrei voluto una moto tutta mia, ma in quel momento ero emozionantissima nello stringere il mio “cavaliere” e sfrecciare per la città. Ci siamo fermati a parlare un po e poi, non ricordo neanche come, tra un sorriso timido e l’altro, abbiamo deciso di metterci insieme e poi, il bacio.

È stato e rimane un bellissimo ricordo, una traccia importante nella mia vita che non dimenticherò.

Sam

Sam

Sam

Buona la seconda

Anche io vorrei dare il mio piccolo contributo al diario dei ricordi, anche se scrivere non è il mio forte. Spero comunque di riuscire a tradurre in parole le emozioni e i ricordi che albergano nel mio cuore. Dunque, la storia inizia nel Novembre del 1983: avevo 14 anni e con mio padre andai al Salone del ciclo e motociclo di Milano dove vidi per la prima volta la Gilera RV. Fu un colpo di fulmine. Ma erano altri tempi, mica come oggi che ai ragazzi è tutto dovuto. All’epoca se volevi qualcosa dovevi guadagnartela.
Avevo un Malaguti Fifty full cx, un motorino bellissimo, ma nei miei sogni c’era  l’RV 125 e non potendo permettermela, comprai da un mio amico una AMF/Harley Davidson 125 del 1977, con il telaio storto.
Una volta a casa, grazie all’aiuto di mio padre, riuscii a rimetterla in efficienza, ma nonostante ciò, i miei amici continuavano a chiamarla “il cadavere” anche a causa del colore nero. Ero contento del lavoro, ma una parte di me era sempre triste perché in testa avevo sempre l’RV. Andai a lavorare e in 4 mesi di sacrifici, misi via i soldi e mi comprai una Gilera RV 125 bianca con sella rossa di seconda mano: con 2.200.000 di allora realizzai il mio sogno.
Stefano con la sua prima RV

Stefano con la sua prima RV

Con l’RV ho avuto tante belle avventure finite, purtroppo il tragico 20 agosto del 1992 quando ebbi un incidente e volai via a causa dell’impatto violentissimo. Per tornare a camminare ci misi 6 mesi mentre la mia RV fu demolita. Sono stato anni senza moto. Nel 1999, tuttavia, decisi che dovevo riavere la mia amata RV, solo che doveva essere una 200 per andare in autostrada. La trovai e la compari utilizzandola tutti i giorni fino al 2003 quando, dopo aver preso una Honda Transalp, accantonai la Gilera in un angolo del box.
Ogni mattina quando scendevo a prendere la Honda la guardavo, il mio sguardo si incrociava con il suo e mi faceva venire nostalgia delle molte avventure passate. Non mi aveva mai tradito e quasi mi sentivo in colpa per averla abbandonata al suo destino. Una notte del 2005 non riuscivo a dormire e mi sono tornate in mente le avventure con la mia Gilera. Dovevo fare qualcosa. E da lì la pazza idea del restauro.
Il restauro è deciso: si parte!

Il restauro è deciso: si parte!

 

RV 200 di Stefano in fase di rimontaggio.

RV 200 di Stefano in fase di rimontaggio.

Il mattino seguente la decisione era stata presa: la RV doveva rinascere! In 6 mesi ho recuperato tutto il materiale e nel 2006,  finito il restauro, riuscii pure a mettere online un piccolo sito. Mese dopo mese i contatti sono cresciuti e in pochi anni si è formato l’attuale gruppo. Che dire? Sono fiducioso che la mia RV vivrà per sempre.
Stefano
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Un amore indimenticabile

Era la primavera dell’84. Gli Alphaville cantavano Sounds Like a Melody, gli Industry State of the Nation, i Queen la mitica Radio Gaga e un certo Sandy Marton People from Ibiza. Questa era la musica che ci accompagnava verso la fine dell’anno scolastico che volgeva al termine con esiti per me infausti, ma nella mia mente dominava un solo pensiero: la Gilera RV bianca con la sella nera come appariva in tutte le pubblicità.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Ricordo ancora il giorno delle pagelle. L’amico Davide, nonostante fosse stato bocciato, con grande sorpresa di tutti arrivò a scuola con l’RV bianca e sella rossa ritirata il pomeriggio precedente. Bellissima con il suo cupolino enorme, con il suo scarico nero opaco e il terminale argenteo e soprattutto con quel inconfondibile odore e rumore.

moto di Fabio

moto di Fabio

La desideravo, la sognavo, ma ahimè il mio papà che 30 anni prima era stato gilerista anche lui, non me la comprava e mai me l’avrebbe comprata.

E ricordo ancora perfettamente quando, tornando a scuola dopo l’estate, e qualcun altro l’aveva comprata, raccontava della sua estate con l’RV. Il sabato alle 12.40 alla fine delle lezioni insieme all’amico Riccardo ce ne stavamo alla finestra della classe ad osservare tutti quelli che se ne andavano a casa con la Gilera RV e (ovviamente) ragazza a bordo.

Sono passati gli anni, le fidanzate, le mogli ma il ricordo dell’RV era sempre in un angolo della mente e del cuore. Ed ecco che in un giorno d’autunno del 2006 la rivedo ed il cuore si stringe: la voglio, la compro. È un rottame ma l’amore profondo di Stefano per questa signorina la fanno tornare un gioiellino pronto a brillare per le prossime primavere. L’emozione nel vederla terminata è stata tanta e quella di guidarla ancora di più. Lei ora è li nel mio box insieme alle altre (moto s’intende) ma guardarla ogni volta è come se fosse sempre la prima volta ed accenderla non fosse altro che solo per sentirne il suono è per me una grande gioia.

Oggi con il gruppo e grazie al gruppo ogni anno vivo quella mancata emozione dell’estate dell’84….

Fabio

 

Fabio in viaggio per Zocca al secondo RV Day

Fabio in viaggio per Zocca al secondo RV Day

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Fabio appena arrivato a Zocca per il secondo RV Day

 

Da una RV a tutta la collezione

La prima volta che ho visto questa moto è stato da ragazzo. La possedeva un mio amico di scuola e io l’ho desiderata tantissimo sin dal primo momento in cui mi è capitata sotto gli occhi: non m’importava se nel mio paese tutti compravano altri tipi di moto come le enduro o le vespe.

Dopo una lunga e dura lotta con mio padre, durata un anno, sono riuscito a convincerlo a prenderla, ma a una condizione: lui mi avrebbe regalato la moto solo a patto che io indossassi il casco, sebbene allora non fosse ancora obbligatorio. Va bene, il desiderio era così grande che non esitai ad accettare.

Arrivato il giorno della consegna, non stavo più nella pelle, toccavo il cielo con un dito. Ero così entusiasta che avrei voluto portare la RV addirittura in camera mia, non volevo mai lasciarla. L’ho presa rossa e mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza, testimone com’è stata persino delle mie prime avventure amorose.

Non so se per colpa mia o delle circostanze, ma a un certo punto ho cominciato a trascurarla perché, presa la patente, ho preferito spostarmi sempre di più con l’automobile. La RV è rimasta abbandonata in garage sino al 2002 quando, a causa di un trasloco che non mi lasciava più spazio sufficiente, ho dovuto demolirla: mi è dispiaciuto un sacco, ma non era riparabile. Inutile dire che le ero molto affezionato, anche perché era un regalo del mio babbo.

Lui, l’artefice della mia felicità, colui che la RV me l’aveva regalata, purtroppo è venuto a mancare nel 2009 e a quel punto ho cominciato a girovagare su internet alla ricerca di quella Gilera per ricomprarla. Beh, alcuni di voi sanno com’è andata. Ne volevo una e alla fine ho messo in piedi una vera e propria collezione: bianca, rossa, 125, 200 e altro è in arrivo. Da lì poi è nata l’amicizia con i ragazzi di gilerarv200.it, gileristi di tutta Italia con i quali formiamo assieme un gruppo affiatato.

Il resto è storia di oggi. Una delle mie RV che rinasce e magicamente si trasforma nella RV30 per celebrare il trentesimo anniversario della presentazione. Gli impegni col gruppo e i nuovi progetti da seguire. La voglia di stare assieme e di farsi tante risate: la magica moto di Arcore è anche questo e molto di più.

Andrea

Andrea arriva al primo RV Day

Andrea arriva all’RV Day

Andrea al primo RV Day

Andrea all’RV Day

 

Le RV di Andrea esposte alla festa di Migliana (Prato)

Le RV di Andrea esposte alla festa di Migliana (Prato)

Il garage di Andrea con l'ultima arrivata, una rara KZ Endurance

Il garage di Andrea con l’ultima arrivata, una rara KZ Endurance

 

Ancora un'immagine della collezione di Andrea

Ancora un’immagine della collezione di Andrea

Una delle RV di Andrea, guidata dal nipote Christian, si è fatta ammirare anche in occasione di un raduno

Una delle RV di Andrea, guidata dal nipote Christian, si è fatta ammirare anche in occasione di un raduno

 

Andrea

Andrea

 

 

Si abbassano le luci su Novegro

Sembra incredibile che l’abbiamo fatto e pure con un certo successo. Come sembra strano dover prendere atto che, come tutte le cose, anche Novegro prima o poi doveva finire. Uscito il pubblico, come bravi tecnici, abbiamo smontato lo stand e impacchettato le moto (anzi la moto di Cosimo perché guai a chi gliela graffiava) e smontato gli arredi.

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A quell’ora, nonostante la gente in circolazione fosse composta solo da addetti ai lavori anch’essi indaffarati a smontare i propri stand, c’era sempre qualcuno che si fermava ad ammirare l’RV 30. Fantastico!

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Una RV nel delta del Po

Ricordo ancora quel giorno, quando salii per la prima volta sulla mia RV rossa, fiammante. Accompagnato da mio padre la portai fuori dal concessionario con un‘emozione impressionante perché si stava realizzando un sogno quasi impossibile per un ragazzo di campagna. Io, figlio di due operai agricoli che per acquistare una moto di oltre 3 milioni di lire dovettero fare dei grandi sacrifici.

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La RV di Daniele in una foto del 1985

All’epoca, dalle mie parti, un paesino ai piedi del Po dove inizia il delta del grande fiume, non se ne vedevano di moto simili e non solo per colpa della nebbia. La massima aspirazione era una vespa ET3 primavera magari usata, al limite potevi incontrare qualche Cagiva Aletta Rossa. Da noi il boom delle 125 stradali arrivò solo dopo qualche anno. Ricordo ancora l’effetto che la RV fece sui miei coetanei, ammirata da tutti, forse anche invidiata, veniva accerchiata e scrutata nei minimi particolari. Finite le lezioni tutti fuori sul piazzale della scuola per scambiarci le moto e provare così le loro Aletta Rossa, Laverda LZ: per carità belle moto, ma poi non vedevo l’ora di ritornare sulla mia RV!

La RV di Daniele com'è oggi, 28 anni dopo

La RV di Daniele com’è oggi, 28 anni dopo

 

Quando sei su una RV la sensazione è quella di essere su una moto di cilindrata superiore, sei attratto dal bellissimo e completo cruscotto, dall’imponente serbatoio e sopratutto dal suo andare, più chilometri fai e più ne faresti, aspetto alquanto strano per una centoventicinque due tempi. Naturalmente dopo qualche tempo sono arrivate le concorrenti. Io ricordo l’incontro con un Honda NS125f che, in rettilineo, mi diede la paga, ma che qualche minuto dopo nel misto non riuscì nemmeno ad affiancarsi. È naturale che non puoi rimanere il numero uno ma l’RV rimarrà sempre la capostipite delle centoventicinque moderne.

 

Fino a qualche anno fa, la gente intorno a me mi chiedeva perchè conservassi ancora questa moto seppur in pessime condizioni, praticamente inuttilizzabile. Ciò che mi frenava dal liberarmene era  l’affetto che ancora provavo nei suoi confronti, sentivo che ero in debito con lei per quello che mi aveva dato nei migliori anni della mia gioventù ma soprattutto ero in debito con i miei genitori e sentivo che non li avevo ancora ripagati dei loro sacrifici. Finalmente è arrivato quel giorno, con l’aiuto del gruppo e diverse ore sottratte alla mia famiglia (e un’altra RV a fare da donatrice) ho riportato al vecchio splendore la mia moto, la mia RV.

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

 

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Siamo ritornati indietro nel tempo, ci stiamo togliendo soddisfazioni che a sedici anni non potevamo permetterci, ma soprattutto, dopo quasi trent’anni, ho riportato la moto nel cortile della mia casa natale ringraziando così a mio modo i miei genitori felici davanti alla RV rosso fiammante.

Daniele