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Ma lo sapete chi ha fatto la marmitta delle vostre moto?

Avete presente l’uomo sorridente con i baffoni, il festeggiato con in mano la targa della RV di questa foto?

Foto di gruppo della cena di addio dell'ing. Cecchelli

Foto di gruppo della cena di addio dell’ing. Cecchelli

 Quest’uomo è l’ingegner Franco Cecchelli, ex responsabile esperienze Gilera, uno degli uomini chiave dietro la nascita delle RV ed RX. In questa foto, come diciamo da un’altra parte, Cecchelli sta festeggiando la sua partenza da Arcore per andare a ricoprire altri incarichi di responsabilità direttamente in Piaggio, a Pontedera. Siamo a maggio del 1984: RV ed RX sono sul mercato e stanno mietendo incredibili successi e Cecchelli è doppiamente soddisfatto: per le moto e per il fatto che, da buon toscano, torna a casa.

Sono passati molti anni e il nostro ingegnere, dopo un sacco di ricerche, lo abbiamo rintracciato a Piombino, dove attualmente vive. Ecco che cosa ci ha raccontato al telefono e attenti alla sorpresa finale.

“Alla fine degli anni settanta”, ci racconta Franco Cecchelli, “era evidente la necessità per la Gilera di dover svecchiare la gamma delle motoleggere. Ma non c’erano troppi soldi da investire per cui i nuovi motori dovevano nascere sfruttando per quanto possibile i macchinari che servivano per fare quelli della serie TG1 e derivati. Una sferzata ci arrivò allorquando i Castiglioni rilevarono l’allora Aermacchi-Harley Davidson e con due soldi dettero una rinfrescata alla moto che si trovarono in casa riscuotendo un grande successo di vendite. Noi stavamo ancora pensando sul da farsi quando vennero da noi degli emissari della Peugeot chiedendoci di sviluppare un nuovo motore dalle caratteristiche moderne che avrebbero poi usato per un loro progetto. Per farci capire che cosa volevano, ci fecero vedere alcuni motori Yamaha lamellari, che noi studiammo per carpirne i segreti. Insomma, a un certo punto, la direzione cambiò l’ordine e si potè partire a disegnare il nuovo motore (e la moto tutta) partendo dal foglio bianco. Poi la Peugeot si tirò indietro lasciandoci soli nello sviluppo e a noi rimase la nuova unità.

Gli ingegneri Gilardi e Bianchi lavorarono al tavolo da disegno e nel volgere di poco tempo quelle idee messe su carta diventarono prototipi. Con le moto già impostate arrivò poi l’ingegnere Masut che dettò l’impronta finale al progetto. Ricordo bene di aver fatto quasi una quindicina di motori di preserie che andarono su strada a macinare chilometri di collaudo, almeno 30.000 a testa. Il motore della RV e RX nasce sano, robusto, ben collaudato. Anche dopo la mia partenza da Arcore, quando sono diventato responsabile del post vendita, gli unici problemi segnalati dalla rete riguardavano moto carenti di manutenzione, nulla di congenito. E dire che in collaudo un ingranaggio del cambio ci aveva fatto dannare perché al banco dava problemi che non avevamo riscontrato per strada, ma risolvemmo tutto subito.

A dire il vero, altri grattacapi ce li diedero le fasce elastiche, che si consumavano troppo in fretta. Ma la colpa era dei cilindri Gilardoni il cui trattamento antiattrito, diverso da quello che avevamo deliberato, era fin troppo aggressivo con la ghisa dei segmenti. Poi null’altro, tutto liscio come l’olio. A un certo punto ci venne anche l’idea di fare una versione africanizzata della RX. Io e Bertolucci pensammo a un serbatoio di plastica molto bello, ma ci sembrò quasi di impoverire la moto. Così provammo a farlo di ferro scontrandoci con il fatto che la lamiera non si riusciva a imbutire bene senza strapparla. Insomma alla fine, tira qua, modifica là, riuscimmo a farlo con il risultato che potete vedere tutti: era nata l’Arizona, una delle 125 da enduro più amate degli anni 80.

Devo dire che in Gilera eravamo davvero un bel gruppo. E se poi le cose ad Arcore non sono andate bene, al di là di alcune scelte, la colpa è stata essenzialmente del mutamento del mercato, con i giovani interessati sempre meno alle motociclette. E, aggiungo, al fatto che le 125 erano diventate sempre più costose anno dopo anno e sempre più veloci, tanto da essere diventate troppo care per alcune famiglie e troppo pericolose per altre. L’escalation di costi e prestazioni le ha uccise, secondo me. Comunque lo ribadisco, sono stati anni irripetibili e ancora oggi sarebbero mille gli aneddoti da raccontare. A proposito, ve ne dico una. Ma lo sapete chi ha collaborato a fare le marmitte delle vostre moto? Roberto Castelli, si proprio lui, l’ex ministro leghista. Ai tempi era un giovane ingegnere presso la Lanfranconi Marmitte ed era anche bravo. Si costruì persino una specie di camera anecoica per le prove e con lui collaborammo a definire gli scarichi delle RV ed RX. Non lo sapevate, vero”?

Anni irripetibili/2

Vi siete mai chiesti chi ha collaudato le nostre beniamine? Chi le ha svezzate, eliminato i difetti e da acerbi prototipi le ha rese le magnifiche moto arrivate nelle nostre mani? Queste persone sono i collaudatori della sperimentale, gente che macinava su strada migliaia di km all’anno, col gelo e con il sole, di giorno e di notte, spesso rischiando la pelle. Vogliamo rendere omaggio a questi tecnici e per una volta accendere i riflettori su di lor, pubblicando questa foto del 1982, scattata nei pressi dello stabilimento di Arcore. Si tratta del gruppo di collaudatori che di lì a poco avrebbe iniziato a sviluppare la RX e la RV, qui ritratti sulle Gilera TG2. Il primo a sinistra è l’ing. Secchi, il terzo e Bruno Corradi. Tra di loro c’è anche l’indimenticato Mignanego.

Il gruppo dei collaudatori Gilera nel 1982

Il gruppo dei collaudatori Gilera nel 1982

Anni irripetibili

La decade che va dal 1980 al 1990 è stata, per la Gilera e per le persone impegnate nello stabilimento di Arcore, irripetibile. Tutti i testimoni del tempo, da noi sentiti, sono stati concordi nell’affermare che non ci sarebbe mai più stato un momento così pieno di creatività, idee e capacità realizzative come quello che ha segnato la storia della Gilera in quei 10 magici anni. Alcuni di loro, approdati poi in altre case motociclistiche, si sono travti a riflettere sul fatto che ad Arcore fossero molto avanti rispetto alla concorrenza italiana del tempo, dalla progettazone alla produzione. Una stagione felice che aveva, ovviamente, risvolti positivi sulla vita delle persone e sui loro rapporti con i colleghi e con il mondo esterno.

Probabilmente questa foto farà venire gli occhi lucidi a qualcuno, ma noi la pubblichiamo lo stesso. Siamo nel 1984 e l’ing. Cecchelli, dopo aver ultimato il progetto RX/RV, lascia la Gilera per andare a Pontedera. Tutti i colleghi della sperimentale e della progettazione lo festeggiano. L’ingegner Cecchelli, quello al centro con i baffi, ha in mano una targa che raffigura la Gilera RV 125. Nella foto si riconoscono, a sinistra, l’ing. Masut, Pierluigi Bertolucci, Massimo Villa, alla destra di Cecchelli, seminascosto, Bruno Corradi e in basso a destra l’ing. Secchi.

Foto di gruppo della cena di addio dell'ing. Ceccarelli

Foto di gruppo della cena di addio dell’ing. Cecchelli

Lo sviluppo della RV? Tutto liscio come l’olio

Quello di Pierluigi Bertolucci, “Berto” per gli amici, è un nome che ad Arcore ancora se lo ricordano. È stato il braccio destro dell’ing. Cecchelli al reparto sperimentazione. Per essere più precisi, Bertolucci era quello che sviluppava i prototipi facendoli diventare moto marcianti, coprendo tutti i passaggi che vanno dal primo esemplare alla produzione in serie. Lavorava alla Gilera nella famosa “Palazzina Nuova” , un edificio separato dal corpo principale della fabbrica che era la sede di “quelli della Sperimentale”. Qui si sviluppavano i nuovi modelli, si provavano i motori, allestivano i telai e si analizzavano  tutti i dati dei prototipi marcianti che accumulavano chilometri prima di dare il via libera alle catene di montaggio.

Lo abbiamo contattato perché è uno di quelli che ha svezzato, è proprio il caso di dire, la Gilera RV.  Perché dopo il modello di stile, bisogna pensare a come produrre in serie. “A quei tempi”, ci dice Bertolucci,  “i designer godevano di ampie libertà nel definire la linea di una moto e non sempre le esigenze dello stile si sposavano con quelle dell’industrializzazione e dell’ergonomia. Dopo che Martin ha definito il prototipo, abbiamo dovuto affinare e modificare alcune parti proprio per portarlo a una produzione in serie che tenesse anche in considerazione i costi. Siamo noi che ci siamo dovuti inventare come attaccare le varie parti, come farle combaciare e come renderle affidabili”.

“Lo sviluppo della RV”, prosegue  Bertolucci, “è andato liscio come l’olio, senza alcun intoppo. Questo perché pochi mesi prima avevamo messo n produzione la RX, che ne condivide la meccanica, per cui tutta la esperienza fatta con la sorella fuoristrada è servita a non commettere errori. Cito un episodio per spiegare meglio che cosa voglio dire. Un giorno, durante lo sviluppo della RX, chiesi a un collaudatore di fare un giro sul campetto di cross che avevamo vicino alla palazzina della Sperimentale con uno dei prototipi per vedere se il forcellone, così come era stato progettato, teneva. Un collaudo pesante, non fosse altro che per la stazza del tester, uno davvero grosso e pesante. Ebbene, dopo qualche giro tornò indietro con il forcellone piegato a banana proprio sotto l’asse trasversale della sospensione Monodrive. Ecco spiegato il motivo per cui ci sono dei rinforzi in quel punto, modifica che poi fu ovviamente estesa anche alla RV”.

Una RX 125 non ancora completa impegnata in fuoristrada. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Una RX 125 non ancora completa impegnata in fuoristrada. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Bertolucci ci svela anche il mistero dei numeri di telaio che partono da 1000: “Dopo aver fatto il primo telaio, gli montavamo la meccanica per vedere se tutto era a posto, sforzandoci di assemblare quanti più particolari definitivi possibile. Quelli che non avevamo ancora, perché magari il fornitore non li aveva ancora consegnati, venivano da noi fatti a mano riproducendo quelli definitivi. Di solito questa moto era quella che andava poi all’omologazione, mentre le successive, sempre più perfezionate, finivano in strada ad accumulare chilometri. Era consuetudine che partissimo con il numero 1000 di telaio. La numero 1001 andava all’omologazione, le 1002, 1003, 1004 e 1005 erano i primi prototipi marcianti. Alla Sperimentale tenevamo sempre per noi i primi numeri di telaio”.

E sempre in tema di retroscena, Bertolucci ne racconta anche altro: “Eravamo davvero bravi in quel reparto, soprattutto quando bisognava rifare a mano alcuni particolari delle moto. Avete presente la RV che compare nelle foto della brochure e della pubblicità? Quella famosa con i due ragazzi in tuta nero/rossa nel parco?  Alcuni pezzi di quella moto sono finti, cioè fatti da noi di legno. Questo perché era necessario anticipare il materiale promozionale rispetto alla produzione vera e propria. Guardate bene quelle foto e vi accorgerete che qualche dettaglio non quadra. Piccola parentesi: i due giovani ritratti sono due operai della catena di montaggio: lui si chiama Giancarlo Colombo ed era uno del montaggio poi diventato collaudatore, mentre il nome della ragazza, una operaia poi diventata centralinista, non lo ricordo.

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Bisogna far presto: la RV non è ancora pronta, ma già si produce il materiale pubblicitario. E due ragazzi che lavoravano in Gilera diventano modelli per un giorno. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO, PONTEDERA

Tornando al discorso sulle capacità della Sperimentale, io stesso, per citare un altro episodio, dovetti far verniciare ben sette volte la carrozzeria provvisoria della RV 250 NGR che il giorno dopo, e sottolineo il giorno dopo, dovevamo portare al Salone di Milano. La fibra della carrozzerie prototipo era difficile da verniciare e ottenni un buon risultato solo al settimo tentativo, finendo a ora tarda”.

La RV 250 NGR esposta al Salone di Milano. Quella che ha fatto impazzire Bertolucci con i sette strati di vernice.

La RV 250 NGR esposta al Salone di Milano. Quella che ha fatto impazzire Bertolucci con i sette strati di vernice.

 

Ancora la NGR del Salone: chissà se Serena grandi ha gradito il "contatto" con la super verniciatura di Bertolucci

Ancora la NGR del Salone: chissà se Serena grandi ha gradito il “contatto” con la super verniciatura di Bertolucci

 

Una RV per Easy Rider

Tomas è uno dei nostri, uno che con la RV scorazzava a 16 anni a Udine e dintorni. Quello che però lo distingueva dagli altri suoi coetanei era l’anima libera. In altre parole, mentre l’errevuista medio sognava i circuiti del motomondiale per emulare le gesta di Roberts, Spencer, Lawson, Mamola, Gardner e Haslam, giusto per citare i primi che vengono in mente, Tomas aveva in testa i grandi spazi americani, Peter Fonda e Dennis Hopper di Easy Rider.

Lo abbiamo conosciuto qualche tempo fa perché aveva messo in vendita alcuni pezzi della RV, gli ultimi che gli erano rimasti dopo averla rottamata. Potete però immaginare il nostro stupore quando ci ha detto che in realtà la sua RV era diventata un chopper. Oggi Tomas è un grande appassionato del mondo Harley e si diverte a customizzare i bestioni di Milwaukee, ma allora le sue possibilità ruotavano intorno alla RV e la base da trasformare non poteva che essere quella. Bene, sicome è una persona davvero simpatica e disponibile, non si è tirato indietro quando gli abbiamo chiesto le prove di quello che diceva. Ed ecco la RV di Tomas com’era e com’è diventata. Che dire: crediamo che abbia fatto un gran lavoro considerati i mezzi e la giovane età e, almeno sinora, una RV così modificata non l’avevamo mai vista. Bravo Tomas e grazie dei tuoi preziosi ricordi.

La RV 125 di Tomas prima della trasformazione

La RV 125 di Tomas prima della trasformazione

Ed eccolo il nostro Tomas in sella al suo sogno, il chopper per sentirsi Easy Rider. Ma sotto sotto pur sempre la nostra amata 125

Ed eccolo il nostro Tomas in sella al suo sogno, la Rv che diventa un chopper alla Easy Rider

 

La RV? Avrei voluto freni ancora migliori

Nella nostra chiacchierata con il leggendario ingegner Lucio Masut sono emersi alcuni retroscena interessanti. Il primo aspetto riguarda la genesi del progetto: RV e RX dovevano avere quante più parti in comune per contenere i costi. A un certo punto si era pensato addirittura al modo di rendere compatibili gli attacchi delle carrozzerie al telaio, soluzione poi abbandonata.

L'ing. Masut durante la nostra intervista

L’ing. Masut durante la nostra intervista

E sempre per una questione di costi, in Gilera sono stati costretti a scendere a qualche compromesso sui freni. Lucio Masut, rivedendo 30 anni dopo il progetto che ha diretto, non ha alcun problema a dire che la RX avrebbe meritato un freno anteriore molto più efficace e che sulla RV, forse, si poteva fare qualcosa in più a livello comandi-leve e impianto frenante. Non lo ha detto apertamente, ma dopo aver visto le foto dei prototipi, noi di gilerarv200 pensiamo che la RV poteva essere dotata di doppio disco anteriore, forse disponibile come optional. Le immagini della moto di preserie che trovate sulla brochure, rivelano che era stato previsto uno sdoppiatore per i tubi proprio sotto il cupolino, abbandonato quando è stato poi deliberato il monodisco.

Su questa RV di preserie, è presente uno sdoppiatore sotto il cupolino che doveva servire per montare un doppio disco. ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Su questa RV di preserie, è presente uno sdoppiatore sotto il cupolino che doveva servire per montare un doppio disco.
ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Insomma, come spesso succede, i desideri dei progettisti vanno a scontrarsi con i costi di produzione che influiscono sulla redditività del progetto e a qualche (più di uno) compromesso bisogna arrivare. Per esempio, l’ingegner Masut ha confermato l’esistenza di un prototipo fatto montando un bicilindrico 2 tempi 350 all’interno di una KK. Una moto con la quale lo stesso ingegnere tornava spesso a casa, divertendosi a seminare moto ben più grosse sulla stradine intorno a Lecco. Poi, siccome i commerciali dicevano che non se la sarebbe comprata nessuno, il progetto è stato abortito. Ma a Masut quella moto piaceva, eccome.

L'ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

L’ing. Lucio Masut firma le fiancatine delle nostre RV. Un autografo per la storia

 Nota per gli appassionati: ci sono state un sacco di illazioni intorno a questo progetto. Abbiamo trovato notizie tra le più disparate sia in merito alla cilindrata (300 cc o 400 cc) sia in merito alla disposizione dei cilindri (frontemarcia tipo Yamaha RD o a V tipo Honda NS). La moto comunque è esistita tanto che fu fotografata anche da Motociclismo (e finì in copertina su Tuttomoto), che colse di sorpresa un paio di collaudatori con questa strana KK con due scarichi. L’ing. Masut è sinora la fonte più autorevole in circolazione: lui dice che si trattava di una 350 cc con i cilindri disposti in tandem, uno davanti all’altro, con due alberi motore. Uno schema in tutto e per tutto analogo a quello della Kawasaki KR 250 e del motore Rotax.

 

La RV dai cerchi rossi

Mi chiamo Luca e abito in provincia di Pistoia e precisamente a Monsummano Terme. La mia passione per il marchio Gilera nasce nel lontano 1984 quando, al famoso “Bar Rolando”, arrivò Massimiliano (conosciuto come il Ciuci) con la sua RV 125 nuova fiammante: era per me la copia in miniatura dell’Honda VF 400 e io ne rimasi estasiato. Purtroppo avevo solo 14 anni e dovevo accontentarmi del mio Boxer Piaggio e della sua velocità massima di 40km/h.

I due anni che mi dividevano dall’agognato 125 ci misero un secolo a passare. Quando finalmente nel 1986 compii gli anni, il mondo mi cadde addosso. Il mio amico Armando, in sella al suo Garelli GTA nuovo fiammante,  perse la vita a soli 17 anni (era nato nel 1969) e lasciò un grande vuoto nella nostra comunità e nella sua famiglia. La tragedia scosse anche mia madre che arrivò al punto di dire: “se una moto entra in questa casa io ne uscirò.

Passò ancora un anno. In sella al mio Malaguti Fifty Top mi sentivo recluso e pur avendo ancora vivo il ricordo del mio amico, volevo a tutti i costi il mio due tempi, così nel Maggio 1987, quando mi avviavo a compiere i 17, scoprii che un concessionario della provincia di Pisa, essendo uscite da pocole KZ e le KK, svendeva delle RV nuove da immatricolare. Erano solo bianche, ma il prezzo di 1.700.000 lire era più che buono. Io lavoravo e i soldi li avevo: convinsi mia madre e l’RV fu mia. Unico episodio da ricordare in negativo fu il grippaggio del cilindro a circa 140 km/h, ma non era colpa della Gilera: avevo montato un 160 Polini con rispettivo scarico Giannelli e il motore girava a 9500 giri. Mio padre, in buona fede, volle rabboccarmi il serbatoio dell’olio miscelatore con dell’olio usato da lui per fare la miscela all’ape Piaggio e quindi……

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Il resto della storia sono tutti fantastici ricordi, mai una caduta (per fortuna) e…che dire: la mia RV è ancora mia al sicuro nel garage e anche se di anni ne sono passati ben 27, il suo rombo allieta sempre le mie orecchie e l’odore del Castrol TTS rigenera ancora le mie narici.

Un grazie a tutti i ragazzi del gruppo e in particolar modo a Stefano Calestani e Andrea Tovoli per i tanti supporti datami nei momenti del bisogno e non. Buone pieghe a tutti.

Luca

ps: lo so che cosa state pensando. E la storia dei cerchi rossi? Va bene, va bene, non me ne sono dimenticato, ve la racconto. A un certo punto avevo deciso di personalizzare la RV, volevo che fosse diversa dalle altre, solo mia. E, non per vantarmi, me la cavavo davvero bene con la pistola a spruzzo. Decisi così di tirare giù le ruote e verniciare di rosso i cerchi. La leggenda è nata così: dalla mia voglia di originalità e dal fatto che non so stare con le mani in mano. Mi sarebbe piaciuto avere più foto di quell’epoca spensierata, ma mia madre ha fatto sparire tutto…

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Luca in versione relax, ma…

..a bordo della sua RV dai cerchi rossi si trasforma.

..a bordo della sua RV dai cerchi rossi si trasforma.

 

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NATO VENT’ANNI DOPO

Mi chiamo Giacomo, sono nato nel 1991 e risiedo in una frazione della provincia di Bologna. Da sempre ho avuto la passione per le moto anni 80, in particolare per il genere enduro. Ahimè non ho potuto vivere i mitici anni 80 essendo “nato vent’anni dopo”, come dice Francesco Patti.

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Ho iniziato quattordicenne ad affacciarmi alle moto e ai motori e invece di prendere uno scooter (come la maggior parte dei miei amici) ho acquistato una HONDA XL 125 prima serie del 1984. I modelli GILERA (RV, RX, KK, KZ, eccetera) anni 80 li conoscevo dalla lettura e dalle prove comparative dei MOTOSPRINT, riviste acquistate a quell’epoca da mia madre, che tutt’ora li conserva gelosamente.

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Il mio primo incontro con un modello GILERA RX 125 ARIZONA è avvenuto nell’estate del 2007 quando ero sedicenne…si trovava in fondo ad un container completamente ricoperta dalla polvere e incastrata tra pesanti riduttori…………fu amore a prima vista!!!

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Dopo 2 giorni di lavoro, di cui il primo solo per liberarla dagli ostacoli, sono riuscito a riavviarla dopo 10-15 anni di fermo. Il proprietario aveva intenzione di disfarsene (essendo stata demolita) e al modico prezzo di un “coniglio” (fornito da mio nonno) ne sono venuto in possesso. Dopo cinque anni questa moto la continuo ad apprezzare nonostante l’abbia utilizzata solo in campagna da mio nonno Elio detto “nonno PIPPO”.

A febbraio 2013, guardando su internet, ho trovato un GILERA RX ARIZONA 125 bianco, Targato MO in vendita con tutti i documenti regolari, ho prontamente telefonato all’inserzionista proprietario fissando un appuntamento. L’RX non circolava dal 1991 (mio anno di nascita) e da allora non è mai più stata avviata, i topi avevano rosicchiato i fili elettrici e parte del sedile, le parti metalliche erano compromesse causa la lunga esposizione all’umidità e il motore era bloccato causa il lungo digiuno dall’accensione. Solo un matto come me l’avrebbe potuta comperare….

Il proprietario “ormai padre di famiglia”, sorpreso dalla mia giovane età, durante il colloquio mi ha confidato tutte le avventure fatte in sella alla GILERA RX e rassicurato che fino all’uso la moto funzionava bene ed era esente da difetti. Dopo averla acquistata ho iniziato lo smontaggio delle due RX Arizona e la ricerca dei ricambi, durante il periodo di ristrutturazione mi sono talmente immerso nei lavori che più di una volta Giorgia (la mia ragazza) mi ha dovuto portare da mangiare nell’autorimessa-officina…..altrimenti sarei potuto svenire.

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Tutto ciò per dimostrare quanto è grande la mia passione per il restauro, contagiata a Giorgia, neo acquirente anch’essa di una moto 125 anni 80. Lo scorso Novembre assieme a Giorgia abbiamo partecipato alla fiera di Novegro, a seguito di invito, dove abbiamo potuto conoscere ad uno ad uno i membri del gruppo Gilerarv200.it.

Mi ha sorpreso positivamente l’interesse mostrato da tante persone per tutto quello che il piccolo stand aveva da offrire……fiore all’occhiello la “GILERA RV 30 anniversary”, restaurata per celebrare il 30esimo anniversario dei modelli RV. Questo evento ha permesso ai membri del gruppo, residenti in varie parti d’Italia, di conoscersi e trascorrere una piacevole giornata ricordando e sognando i mitici anni 80, concluso con una cena in cui il numero dei partecipanti era 13..numero fortunato!!

Gilera Geniale

G & G (Giacomo e Giorgia)

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Ed erano gli anni 80

È passato un po’ di tempo….

Il tempo in cui non esistevano i cellulari e telefonavi alla tua ragazza dalla cabina vicino casa, per avere un po di intimità e non farti sfottere da fratelli o sorelle. Prendevi freddo e dovevi aspettare che quello prima di te finisse la telefonata.

Sam nel cortile di casa

Sam nel cortile di casa

Era una tiepida sera di Maggio.
Ero felice. Ero emozionata perché, quella sera, mi trovavo fuori dall’Arena ad ascoltare George Michael e sarebbe  passato in moto il ragazzo che mi piaceva…

Il concerto era stato bellissimo e finalmente, mentre continuavo a guardarmi intorno, ho sentito il rombo del motore della sua moto, una Gilera RV 125. Abbiamo chiacchierato un po impacciati, eravamo proprio due ragazzini…
Era la prima volta che uscivo con un ragazzo. Con la moto, mi ha portata a prendere un gelato.

Che bello andare in moto! Mi piaceva tantissimo. Avrei voluto una moto tutta mia, ma in quel momento ero emozionantissima nello stringere il mio “cavaliere” e sfrecciare per la città. Ci siamo fermati a parlare un po e poi, non ricordo neanche come, tra un sorriso timido e l’altro, abbiamo deciso di metterci insieme e poi, il bacio.

È stato e rimane un bellissimo ricordo, una traccia importante nella mia vita che non dimenticherò.

Sam

Sam

Sam

Buona la seconda

Anche io vorrei dare il mio piccolo contributo al diario dei ricordi, anche se scrivere non è il mio forte. Spero comunque di riuscire a tradurre in parole le emozioni e i ricordi che albergano nel mio cuore. Dunque, la storia inizia nel Novembre del 1983: avevo 14 anni e con mio padre andai al Salone del ciclo e motociclo di Milano dove vidi per la prima volta la Gilera RV. Fu un colpo di fulmine. Ma erano altri tempi, mica come oggi che ai ragazzi è tutto dovuto. All’epoca se volevi qualcosa dovevi guadagnartela.
Avevo un Malaguti Fifty full cx, un motorino bellissimo, ma nei miei sogni c’era  l’RV 125 e non potendo permettermela, comprai da un mio amico una AMF/Harley Davidson 125 del 1977, con il telaio storto.
Una volta a casa, grazie all’aiuto di mio padre, riuscii a rimetterla in efficienza, ma nonostante ciò, i miei amici continuavano a chiamarla “il cadavere” anche a causa del colore nero. Ero contento del lavoro, ma una parte di me era sempre triste perché in testa avevo sempre l’RV. Andai a lavorare e in 4 mesi di sacrifici, misi via i soldi e mi comprai una Gilera RV 125 bianca con sella rossa di seconda mano: con 2.200.000 di allora realizzai il mio sogno.
Stefano con la sua prima RV

Stefano con la sua prima RV

Con l’RV ho avuto tante belle avventure finite, purtroppo il tragico 20 agosto del 1992 quando ebbi un incidente e volai via a causa dell’impatto violentissimo. Per tornare a camminare ci misi 6 mesi mentre la mia RV fu demolita. Sono stato anni senza moto. Nel 1999, tuttavia, decisi che dovevo riavere la mia amata RV, solo che doveva essere una 200 per andare in autostrada. La trovai e la compari utilizzandola tutti i giorni fino al 2003 quando, dopo aver preso una Honda Transalp, accantonai la Gilera in un angolo del box.
Ogni mattina quando scendevo a prendere la Honda la guardavo, il mio sguardo si incrociava con il suo e mi faceva venire nostalgia delle molte avventure passate. Non mi aveva mai tradito e quasi mi sentivo in colpa per averla abbandonata al suo destino. Una notte del 2005 non riuscivo a dormire e mi sono tornate in mente le avventure con la mia Gilera. Dovevo fare qualcosa. E da lì la pazza idea del restauro.
Il restauro è deciso: si parte!

Il restauro è deciso: si parte!

 

RV 200 di Stefano in fase di rimontaggio.

RV 200 di Stefano in fase di rimontaggio.

Il mattino seguente la decisione era stata presa: la RV doveva rinascere! In 6 mesi ho recuperato tutto il materiale e nel 2006,  finito il restauro, riuscii pure a mettere online un piccolo sito. Mese dopo mese i contatti sono cresciuti e in pochi anni si è formato l’attuale gruppo. Che dire? Sono fiducioso che la mia RV vivrà per sempre.
Stefano
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Un amore indimenticabile

Era la primavera dell’84. Gli Alphaville cantavano Sounds Like a Melody, gli Industry State of the Nation, i Queen la mitica Radio Gaga e un certo Sandy Marton People from Ibiza. Questa era la musica che ci accompagnava verso la fine dell’anno scolastico che volgeva al termine con esiti per me infausti, ma nella mia mente dominava un solo pensiero: la Gilera RV bianca con la sella nera come appariva in tutte le pubblicità.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Ricordo ancora il giorno delle pagelle. L’amico Davide, nonostante fosse stato bocciato, con grande sorpresa di tutti arrivò a scuola con l’RV bianca e sella rossa ritirata il pomeriggio precedente. Bellissima con il suo cupolino enorme, con il suo scarico nero opaco e il terminale argenteo e soprattutto con quel inconfondibile odore e rumore.

moto di Fabio

moto di Fabio

La desideravo, la sognavo, ma ahimè il mio papà che 30 anni prima era stato gilerista anche lui, non me la comprava e mai me l’avrebbe comprata.

E ricordo ancora perfettamente quando, tornando a scuola dopo l’estate, e qualcun altro l’aveva comprata, raccontava della sua estate con l’RV. Il sabato alle 12.40 alla fine delle lezioni insieme all’amico Riccardo ce ne stavamo alla finestra della classe ad osservare tutti quelli che se ne andavano a casa con la Gilera RV e (ovviamente) ragazza a bordo.

Sono passati gli anni, le fidanzate, le mogli ma il ricordo dell’RV era sempre in un angolo della mente e del cuore. Ed ecco che in un giorno d’autunno del 2006 la rivedo ed il cuore si stringe: la voglio, la compro. È un rottame ma l’amore profondo di Stefano per questa signorina la fanno tornare un gioiellino pronto a brillare per le prossime primavere. L’emozione nel vederla terminata è stata tanta e quella di guidarla ancora di più. Lei ora è li nel mio box insieme alle altre (moto s’intende) ma guardarla ogni volta è come se fosse sempre la prima volta ed accenderla non fosse altro che solo per sentirne il suono è per me una grande gioia.

Oggi con il gruppo e grazie al gruppo ogni anno vivo quella mancata emozione dell’estate dell’84….

Fabio

 

Fabio in viaggio per Zocca al secondo RV Day

Fabio in viaggio per Zocca al secondo RV Day

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Fabio appena arrivato a Zocca per il secondo RV Day

 

Da una RV a tutta la collezione

La prima volta che ho visto questa moto è stato da ragazzo. La possedeva un mio amico di scuola e io l’ho desiderata tantissimo sin dal primo momento in cui mi è capitata sotto gli occhi: non m’importava se nel mio paese tutti compravano altri tipi di moto come le enduro o le vespe.

Dopo una lunga e dura lotta con mio padre, durata un anno, sono riuscito a convincerlo a prenderla, ma a una condizione: lui mi avrebbe regalato la moto solo a patto che io indossassi il casco, sebbene allora non fosse ancora obbligatorio. Va bene, il desiderio era così grande che non esitai ad accettare.

Arrivato il giorno della consegna, non stavo più nella pelle, toccavo il cielo con un dito. Ero così entusiasta che avrei voluto portare la RV addirittura in camera mia, non volevo mai lasciarla. L’ho presa rossa e mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza, testimone com’è stata persino delle mie prime avventure amorose.

Non so se per colpa mia o delle circostanze, ma a un certo punto ho cominciato a trascurarla perché, presa la patente, ho preferito spostarmi sempre di più con l’automobile. La RV è rimasta abbandonata in garage sino al 2002 quando, a causa di un trasloco che non mi lasciava più spazio sufficiente, ho dovuto demolirla: mi è dispiaciuto un sacco, ma non era riparabile. Inutile dire che le ero molto affezionato, anche perché era un regalo del mio babbo.

Lui, l’artefice della mia felicità, colui che la RV me l’aveva regalata, purtroppo è venuto a mancare nel 2009 e a quel punto ho cominciato a girovagare su internet alla ricerca di quella Gilera per ricomprarla. Beh, alcuni di voi sanno com’è andata. Ne volevo una e alla fine ho messo in piedi una vera e propria collezione: bianca, rossa, 125, 200 e altro è in arrivo. Da lì poi è nata l’amicizia con i ragazzi di gilerarv200.it, gileristi di tutta Italia con i quali formiamo assieme un gruppo affiatato.

Il resto è storia di oggi. Una delle mie RV che rinasce e magicamente si trasforma nella RV30 per celebrare il trentesimo anniversario della presentazione. Gli impegni col gruppo e i nuovi progetti da seguire. La voglia di stare assieme e di farsi tante risate: la magica moto di Arcore è anche questo e molto di più.

Andrea

Andrea arriva al primo RV Day

Andrea arriva all’RV Day

Andrea al primo RV Day

Andrea all’RV Day

 

Le RV di Andrea esposte alla festa di Migliana (Prato)

Le RV di Andrea esposte alla festa di Migliana (Prato)

Il garage di Andrea con l'ultima arrivata, una rara KZ Endurance

Il garage di Andrea con l’ultima arrivata, una rara KZ Endurance

 

Ancora un'immagine della collezione di Andrea

Ancora un’immagine della collezione di Andrea

Una delle RV di Andrea, guidata dal nipote Christian, si è fatta ammirare anche in occasione di un raduno

Una delle RV di Andrea, guidata dal nipote Christian, si è fatta ammirare anche in occasione di un raduno

 

Andrea

Andrea

 

 

Una RV nel delta del Po

Ricordo ancora quel giorno, quando salii per la prima volta sulla mia RV rossa, fiammante. Accompagnato da mio padre la portai fuori dal concessionario con un‘emozione impressionante perché si stava realizzando un sogno quasi impossibile per un ragazzo di campagna. Io, figlio di due operai agricoli che per acquistare una moto di oltre 3 milioni di lire dovettero fare dei grandi sacrifici.

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La RV di Daniele in una foto del 1985

All’epoca, dalle mie parti, un paesino ai piedi del Po dove inizia il delta del grande fiume, non se ne vedevano di moto simili e non solo per colpa della nebbia. La massima aspirazione era una vespa ET3 primavera magari usata, al limite potevi incontrare qualche Cagiva Aletta Rossa. Da noi il boom delle 125 stradali arrivò solo dopo qualche anno. Ricordo ancora l’effetto che la RV fece sui miei coetanei, ammirata da tutti, forse anche invidiata, veniva accerchiata e scrutata nei minimi particolari. Finite le lezioni tutti fuori sul piazzale della scuola per scambiarci le moto e provare così le loro Aletta Rossa, Laverda LZ: per carità belle moto, ma poi non vedevo l’ora di ritornare sulla mia RV!

La RV di Daniele com'è oggi, 28 anni dopo

La RV di Daniele com’è oggi, 28 anni dopo

 

Quando sei su una RV la sensazione è quella di essere su una moto di cilindrata superiore, sei attratto dal bellissimo e completo cruscotto, dall’imponente serbatoio e sopratutto dal suo andare, più chilometri fai e più ne faresti, aspetto alquanto strano per una centoventicinque due tempi. Naturalmente dopo qualche tempo sono arrivate le concorrenti. Io ricordo l’incontro con un Honda NS125f che, in rettilineo, mi diede la paga, ma che qualche minuto dopo nel misto non riuscì nemmeno ad affiancarsi. È naturale che non puoi rimanere il numero uno ma l’RV rimarrà sempre la capostipite delle centoventicinque moderne.

 

Fino a qualche anno fa, la gente intorno a me mi chiedeva perchè conservassi ancora questa moto seppur in pessime condizioni, praticamente inuttilizzabile. Ciò che mi frenava dal liberarmene era  l’affetto che ancora provavo nei suoi confronti, sentivo che ero in debito con lei per quello che mi aveva dato nei migliori anni della mia gioventù ma soprattutto ero in debito con i miei genitori e sentivo che non li avevo ancora ripagati dei loro sacrifici. Finalmente è arrivato quel giorno, con l’aiuto del gruppo e diverse ore sottratte alla mia famiglia (e un’altra RV a fare da donatrice) ho riportato al vecchio splendore la mia moto, la mia RV.

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

 

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Alcune fasi del restauro della moto di Daniele

Siamo ritornati indietro nel tempo, ci stiamo togliendo soddisfazioni che a sedici anni non potevamo permetterci, ma soprattutto, dopo quasi trent’anni, ho riportato la moto nel cortile della mia casa natale ringraziando così a mio modo i miei genitori felici davanti alla RV rosso fiammante.

Daniele

 

 

Non tutti sanno che…

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Quest’anno ricorre il trentennale della presentazione della Gilera Rv (ed RX) al Salone di Milano del 1983. Ovviamente la RV diventò subito la moto più ammirata e…desiderata, soprattutto dagli adolescenti. Guardare le foto dell’epoca non è mai banale e scontato usando l’occhio di oggi. Guardate la foto dello stand Gilera: la RV è nella sua veste quasi definitiva, ma quello che si vede dietro è incredibile. Si tratta di una preserie della RV 200 che in realtà è abbastanza diversa da quella che sarà messa in vendita nel 1985. Diversi gli adesivi (come quelli del 125 ma con le scritte 200) diverso il colore (sembra un rosso pastello) e l’equipaggiamento (dietro c’è un tamburo mentre la 200 vera avrà il disco). Insomma, una 125 truccata da 200 giusto per esporla al salone e vedere l’effetto che fa.

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Della Rv, comunque se ne parla anche a distanza del Salone, nel 1984, a ridosso della commercializzazione. L’attesa per vederla nelle concessionarie è spasmodica.

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Fino al primo listino, dove potevi andare in concessionaria ma ti dicevano che le prime consegne sarebbero state a giugno.

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Questo è invece il primo listino, dell’85, quando compaiono le sorellone 200.

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In ogni modo la RV è sempre stata la star di quegli anni, non ce n’era per nessuno, nemmeno nella pubblicità.

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Piccoli Gileristi…crescono

Succede sempre così: il papà è appassionato e oltre a passare un sacco di tempo a pulire, smontare e rimonatre la RV, a volte si veste con magliette e cappellini strani. E mentre la mamma ogni tanto sbraita e richiama all’ordine il papà, il cucciolo, invece, guarda curioso e si lascia vincere dallo stupore. Quella moto bella di papà, il cappellino e la maglietta di papà eccetera. Va bene, forse è ancora presto per saltare in sella, ma almeno il look, quello sì. Ed è così che i piccoli gileristi crescono e ancora non sanno che un giorno quella moto e quelle foto diventeranno un ricordo incredibilmente bello. Come noi li avevamo alla loro età. Più Gilera per tutti!

 

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Quelle sensazioni strane

Guidare la RV 125 dopo 30 anni e, soprattutto, dopo un sacco di altre moto, dà delle sensazioni strane. Non so come spiegarlo. Prima di averne una per le mani, i ricordi erano intatti, nel senso che l’adrenalina di allora era legata a precise azioni, capacità ed eventi. Saresti stato disposto a giurare che la RV andava così, che si guidava così e che potevi abusarne così. Insomma, eri portato a mantenere intatti i parametri mutuati dalle sensazioni e dai ricordi a prescindere da tutto il tempo e da tutta l’acqua che era passata sotto i ponti.

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Poi, dopo 30 anni, rimetti il sedere su una RV e ti senti strano. I ricordi vengono spezzati dal presente, da quello che la moto fa adesso, da quello che è il tuo nuovo metro di giudizio non più da sedicenne. La guidi e ti accorgi che non è più quella bestia che ricordavi, che la forcella sembra fatta con due stuzzicadenti, che il motore sembra fermo e che di sterzo è davvero leggerina. Scopri che tu sei cresciuto e con te le tue capacità e i tuoi limiti mentre lei, miss RV, è rimasta la stessa, quella di 30 anni fa. Una cosa normale, ovvia, si direbbe. Certo, però adesso c’è il dubbio: è stato un bene rinfrescare i ricordi in qualche modo ridimensionandoli oppure era meglio che rimanessero intatti, così come si erano creati in adolescenza?

Sono pensieri che ti sfiorano la mente mentre la guidi. Flash di vita vissuta che ti abbagliano mentre senti il suono del cicalino delle frecce o guardi nei Vitaloni chi ti segue. Affreschi di momenti di spensieratezza che ti ritornano in mente mentre pinzi col Grimeca oppure sgasi in zona gialla a 8.500 giri. E poco a poco la mente si ripopola di tutte le sensazioni di un tempo, quel gusto non replicabile che c’era dietro le nostre imprese un po’ da incoscienti, a metà strada tra la bravura e il culo del principiante. Oppure i nostri viaggi, le volte che si andava a scuola, le sere d’estate in giro con una ragazza dietro. Piano piano tutti quei ricordi accantonati e sbiaditi riprendono colore. Ed è proprio in quel momento che, con la mente di nuovo appagata dalle belle sensazioni, ti risvegli nell’esatta dimensione della tua RV. Felice.

Ritorno al futuro

I sedicenni di oggi non hanno la minima idea di che cosa significhi avere una moto, accudirla, modificarla e mettersi in gioco. Poi cercare di rinnovarla perché sono uscite moto nuove e la nostra ci puzza di vecchio.Oppure ci siamo fissati su una particolare grafica o sogniamo le moto più grosse. E nel frattempo ci accontentiamo di tempestare la nostra di adesivi perché alla fine ciò che conta è il nostro sogno.

Ecco, dopo aver visto un gran premio, ma uno di quelli veri con gente come Spencer, Lawson, Schwantz, Roberts, Haslam, Gardner, Rainey, gente con le palle, non le checche di oggi, a noi ci veniva voglia di imitarli. Così:

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cosa c’è di meglio di una strada isolata di campagna per fare le penne? Moto di Cosimo

Va bene, non è proprio la stessa cosa. Ma avevamo una RV non una quattro cilindri 500. E poi l’ho detto, contava il sogno, la suggestione. Come quando, contravvenendo a qualunque norma, si andava in giro col fanale coperto perché messa così la nostra RV faceva molto racing

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Come si può intuire dal casco, io tifavo per Lawson. E anche la mia RV traeva spunto dal campione americano. Moto di Cosimo

La bellezza di questa nostra moto non teme confronti. Non importa se la riempi di adesivi, se la rivernici di un altro colore o se gli piazzi una carena: farà sempre un figurone. Come una bella donna, baciata dalla fortuna per avere un fisico longilineo: non importa che vestito mette, sarà sempre affascinante.

ritaglio 3

Yamaha e Honda erano le moto più belle di quei tempi. Il mio amico Roberto riverniciò la sua RV come la RD  350 LC. Io invece scelsi una livrea più elegante, Yamaha Factory. Moto di Cosimo

Sì, anche io cambiai il vestito alla mia moto. Comprammo un bianco latte, accecante e ci mettemmo nel box a fare pasticci. Devo essere onesto: sarà stato il culo del principiante, ma la verniciatura ci venne davvero bene. E il risultato finale, come potete vedere sopra, è davvero notevole. Ah i sedicenni di oggi con i loro cazzo di smartphone e youtube non sanno che si perdono…

 

Era il 1984…

Nel 1984 queste erano le prime venti moto più vendute d’Italia. Come vedete, le prime sette sono enduro, ma il vento sta cambiando: c’è sempre più voglia di moto da strada. Prima di leggere i numeri, due considerazioni: la Gilera RX è in vendita da marzo mentre le prime RV saranno immatricolate a giugno, quindi le due moto di Arcore non hanno potuto sfruttare tutti e 12 i mesi di vendita. La seconda considerazione è che… nel 1984 avranno pure venduto una valanga di Aletta Rossa, ma nel 2013 le RV in circolazione, restaurate assicurate e circolanti sono moooolto di più.

 

1)      Cagiva Aletta Rossa 125        13.652

2)      Gilera 125 RX                          6.475

3)      Yamaha XT 600                       6.427

4)      Honda XL 125R                       5.236

5)      Honda XL 600R                       4.626

6)      Cagiva Ala Rossa 350              3.605

7)      Honda XL 200R                      3.450

8)      Laverda LB 125                      2.914

9)      Kawasaki KLR 600                  2.725

10) Gilera RV 125                            2.674

11) Honda XL 125S                         2.662

12) Kawasaki GPZ900R                     2.496

13) Moto Guzzi V35 Custom              2.494

14)  Cagiva Aletta Electra 125           2.148

15) Aprilia ST 125                            2.038

16) Moto Morini Canguro 350             2.003

17) Honda CBX750F                         1.768

18) Honda CS 125                           1.436

19) Cagiva SS 125                           1.418

20) Honda XL 500 R                          1.537

Noi ci siamo!

Questo sito e il gruppo di amici che in tutta Italia è legato alla Gilera RV, nasce perché qualche anno fa Stefano decise di restaurare la propria RV 200. Da solo, senza una rete di amici ad aiutarlo, si è rimboccato le maniche e portato avanti il suo progetto. Non solo il restauro in sé, ma anche far conoscere il proprio lavoro. Ecco perché il sito si chiama così pur parlando di tutte le RV.

La passione e l’entusiasmo di Stefano hanno poi coinvolto Fabio, che ha voluto restaurare una RV 125 e Gianluca, che si è occupato del sito originario e delle attività collaterali. Da lì è stato un crescendo: sono arrivati tanti altri amici come Luciano, Francesco, Andrea, Luca, Christian, Daniele, tutti appassionati e tutti attivi. Ci sono stati ben tre raduni e adesso una nuova edizione del sito.

E tante altre iniziative sono in cantiere. Insomma, il gruppo cresce e migliora sempre. Chi l’avrebbe mai detto che da una fissa di Stefano si sarebbe arrivato a tanto? Nemmeno lui se lo aspettava. Però chissenefrega, ormai ci siamo e noi siamo felici così.

 

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