Storia della Gilera

Per raccontare la storia della Gilera occorre togliersi il cappello. Non un gesto di piaggeria, ma di doveroso rispetto nei confronti della casa motociclistica ancora in attività più antica d’Italia. Fondata nel 1909, infatti, la Gilera può vantare il primato di aver accompagnato con la sua esistenza più di 100 anni di storia d’Italia. Una tradizione sulla scia del genio di una persona: Giuseppe Gilera. La rivale di sempre, la Moto Guzzi, che il destino ha affratellato sotto l’ombrello Piaggio, nasce nel 1921.

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

 

Nato a Zelo Buon Persico il 21 dicembre 1887, Giuseppe Gilera mostra subito un fiuto particolare per la meccanica. Nel 1899 va a lavorare alla Bianchi, poi alla Bucher&Zelda (altra casa milanese attiva ai tempi) e poi alla Moto Réve. L’intenso impegno non gli impedisce di frequentare un corso serale dove prende il diploma di perito tecnico.

 

stabilimento Gilera catena montaggio Gilera 50

stabilimento Gilera catena montaggio Gilera 50 – ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Nel 1909, in Corso XXII Marzo 42, mette in piedi una piccola officina dove nasce, un anno dopo, la prima moto Gilera: la VT 317. Era poco più di una bicicletta, il motore non aveva la marmitta e, mancando frizione e cambio, per farla partire bisognava darle un aiutino con i pedali (sì, c’erano i pedali), ma c’erano già gli stilemi della produzione Gilera: motore prestante (raggiungeva i 100 km/h), meccanica robusta e affidabile, linee pulite, eleganti ed essenziali e versatilità. Con questa moto, Giuseppe Gilera si cimenta in parecchie gare riscuotendo successo e fama tali da farlo diventare ben presto uno che conta nell’ambiente motociclistico.

In poco tempo i clienti dell’officina aumentano: l’angusto locale di Corso XII Marzo diventa un punto di riferimento per i motociclisti milanesi e non, che non solo si fanno mettere a punto le moto dalle abili mani di Giuseppe Gilera, ma gli chiedono pure nuovi modelli. Per esigenze di spazio, l’attività viene prima trasferita dall’altra parte della strada, poi, nel 1916 tutta l’azienda viene trasportata ad Arcore, ospite nei capannoni di una falegnameria.

Ma non è ancora arrivato il momento di partire con l’avventura industriale: è scoppiata la prima guerra mondiale e Giuseppe Gilera è impegnato a produrre biciclette per l’esercito. Dopo un altro trasferimento, bisognerà aspettare il 1923 prima di veder sorgere lo storico stabilimento di via Cesare Battisti 58, su un terreno acquistato qualche anno e dove Giuseppe Gilera costruirà pure la sua casa.

stabilimento Gilera catena montaggio 150

stabilimento Gilera catena montaggio 150 – ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Sono anni abbastanza delicati per l’Italia, uscita vittoriosa dalla prima guerra mondiale, ma con l’economia a pezzi. Sono gli anni in cui intere fasce della popolazione fanno letteralmente la fame e le navi e i treni sono stracolmi di italiani che emigrano per andare a cercare la fortuna all’estero. Non lui: Giuseppe Gilera ha fiducia nelle sue capacità e realizza un modello dopo l’altro, salendo di cilindrata e aumentando, nel contempo, la caratura tecnica delle moto.

Arrivano le moto da 500 cc e l’esperienza maturata nelle competizioni spinge a utilizzare in produzione le migliori soluzioni tecniche come le valvole in testa. Le Quattro Bulloni e Otto Bulloni sono di quet’epoca.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale impone all’azienda la conversione per la produzione bellica. Si fabbricano moto e motocarri per l’esercito e in fabbrica ci sono in maggioranza donne: gli uomini sono al fronte. Dopo l’8 settembre, lo stabilimento è occupato dai tedeschi. Addirittura un ufficiale requisisce l’abitazione della famiglia Gilera, che è costretta a sfollare.

Nel dopoguerra la rinascita e il bisogno di ri-motorizzare gli italiani, fa da volano alla rinascita della Gilera. Rimboccandosi le maniche, la casa brianzola sforna la Saturno e la Nettuno e arrivano anche le prime commesse per la neonata Repubblica Italiana.

Stabilimento Gilera

Stabilimento Gilera – ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

 

La spinta, tuttavia, si esaurì ben presto. Da un lato la richiesta di motocicli ancora più economici e pratici, che ha fatto la fortuna della Piaggio (con la Vespa) e della Innocenti (con la Lambretta); dall’altro le sempre migliorate condizioni degli italiani che ormai non si accontentano più della motocicletta, ma vogliono l’automobile. Inoltre lo slancio di Giuseppe Gilera termina per la morte prematura del figlio Ferruccio, l’erede designato.

Gli anni 60, così, si aprono con un orizzonte a tinte fosche. Ritiratasi (nel 57) dal mondiale per mancanza di fondi, riesce a immettere sul mercato le varie Giubileo e Regolarità, che però non sono sufficienti a salvarla dal tracollo. Dopo una serie infinita di lotte con le maestranze e numerose manifestazioni, Giuseppe Gilera, decide di vendere l’azienda alla Piaggio nel 1969. La nuova proprietà investe molti soldi nel rinnovamento della fabbrica, i macchinari e provvede a una robusta iniezione di risorse umane strategiche: gli ingegneri. Sulla scia dell’interesse per il fuoristrada, la Gilera si cimenta nelle varie competizioni internazionali vincendo numerose edizioni della Sei Giorni, con positive ricadute sul piano dell’immagine e della produzione di serie.

Vincente si rivelerà l’ingresso nel settore dei cinquantini da fuoristrada, sia nelle verisoni codice che in quelle pronto gara. Arriva la serie Arcore da strada, che riscuote un buon successo. E quando sta per scoppiare la mania delle 125, la Gilera è pronta con i suoi modelli. Purtroppo nel 1971 Giuseppe Gilera muore.

Rivista Piaggio 1980 storia Gilera

Rivista Piaggio 1980 storia Gilera – ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Sono tuttavia gli anni 80 a rappresentare l’ultima fiammata per la gloriosa Gilera. Grazie alle idee (e ai soldi) della Piaggio, nel 1982 prende corpo una nuova generazione di motori a due tempi intorno a cui costruire una famiglia di moto. Le RX e RV (1983) sbaragliano il campo e alzano decisamente l’asticella tecnologica ed estetica, mettendo in un angolo la concorrenza. Le KZ/KK (1985) sanciscono la radicalizzazione dei gusti dei sedicenni in chiave racing, mentre tra le moto di maggiore cilindrata, la Gilera stupisce ancora con il motore a quattro tempi Bi-4 della serie Dakota nelle varie cilindrate. Nel 1989 il nuovo scossone al mercato con la SP01, l’antesignana di tutte le 125 racer replica.

Rivista Piaggio 1980 storia Gilera

Rivista Piaggio 1980 storia Gilera – ARCHIVIO STORICO PIAGGIO PONTEDERA

Negli anni 90 la vena creativa Gilera non si esaurisce. Nel 91 nasce la Northwest, la madre di tutte le motard di media cilindrata. Con un pizzico di superbia e presunzione, viene messa in cantiere la futuristica CX125, una moto che ancora oggi è avanti nella tecnica. Ma non basta. A partire dalla metà degli anni 80, il mercato volubile e fortemente competitivo facevainvecchiare i modelli nel volgere di una stagione. La Gilera, per stare al passo con la concorrenza, forse ha fatto il passo più lungo della gamba. Nel 1993 la Piaggio decide di chiudere lo storico stabilimento di Arcore e trasferire tutta la produzione a Pontedera. In quelle giornate terribili per il paesino brianzolo succede di tutto: dalla manifestazioni degli operai arrabbiati ai saccheggi nella fabbrica. Ormai ci sono solo scooter e ciclomotori da produrre e la stagione della gloriosa Gilera è conclusa per sempre.

Non basteranno i successi del Runner, Bullit, Typhoon e DNA a riaccendere i riflettori. E nemmeno i prototipi Supersport 600 del 2001 e Ferro del 2003 (poi diventata Aprilia Mana): stretto tra l’Aprilia, la spagnola Derbi e la Moto Guzzi, tutte sotto l’ombrello Piaggio, il marchio Gilera viene decisamente messo in un angolo. E la vittoria del mondiale 250 con Marco Simoncelli nel 2008 è davvero l’ultimo acuto.